Presentazione

Strana la vita: quando nel 2010 uscì l'Audi A1, soltanto con carrozzeria a 3 porte, tutti volevano la Sportback a cinque, che difatti rappresenta il fulcro della gamma in termini di vendite. La Mini, che da sempre di porte ne ha soltanto tre, adesso che si presenta con due sportelli in più ha creato una specie di scompenso cardiocircolatorio ai cultori del modello, che in un certo senso la vedono snaturata. Al di là del numero delle portiere, A1 e Mini rappresentano comunque il meglio che si possa ottenere in meno di quattro metri di vettura, a patto che si sia disposti a spendere cifre fuori dall'ordinario di questa categoria.

Perché entrambe, oltre ad appartenere a due dei più blasonati marchi premium tedeschi, sono effettivamente costruite bene quanto le sorelle maggiori e dispongono di tutta la tecnologia riservata ai modelli alto di gamma, senza discriminazione alcuna. Questo è soltanto uno degli aspetti che accomunano Audi e Mini, ma le similitudini proseguono anche su altri fronti. Ad esempio quello del comportamento stradale e delle prestazioni, ma di questo parleremo ampiamente in seguito. Nel frattempo è bene capire quali sono le sfumature che distinguono A1 Sportback da Mini 5 porte, dentro e fuori. L'Audi, puntuale come un treno svizzero, allo scadere dei quattro anni ha operato sulla A1 il restyling di metà carriera. Che come consuetudine non stravolge l'aspetto esteriore, ma interessa soprattutto i contenuti tecnologici.

La nuova A1, dunque, è distinguibile unicamente dal diverso taglio dei proiettori anteriori e posteriori, con i Led che disegnano nuovi motivi, che peraltro era stato già anticipato dalla sportiva S1. E la calandra single frame è stata appiattita e allargata un poco. Si aggiungono nuovi colori per il tetto e per i montanti a contrasto, sono state introdotte tre linee d'allestimento (Design, Metal e Sport, quest'ultima oggetto del test) e ora c'è maggior possibilità di personalizzazione, con l'introduzione di nuovi accessori come ad esempio l'impianto multimediale MMI Plus che ora può essere connesso al web per sfruttare i servizi Audi Connect. Ma è appunto sotto il profilo tecnico che ci sono novità interessanti. Lo sterzo è diventato elettromeccanico, il controllo di stabilità ESC è disattivabile in due stadi e prevede il sistema torque vectoring e con il Drive Select è possibile variare tutti i parametri di guida su tre livelli. Sono stati poi introdotti nuovi motori a 3 cilindri della serie Ultra, quelli che promettono consumi record: il 1.0 TFSI a benzina da 95 cavalli e il 1.4 TDI da 90 cv. Ma anche l'esistente 1.6 TDI a 4 cilindri oggetto della nostra prova, la cui potenza è salita da 105 a 116 cv, in fatto di consumi ha poco da invidiare ai propulsori con un cilindro in meno.

Come ad esempio il 1.5 a 3 cilindri della Cooper D, che di cavalli anch'esso ne ha 116, e che rappresenta il propulsore a gasolio più interessante della gamma per equilibrio fra prestazioni ed efficienza. La nuova variante a 5 porte è la naturale evoluzione di un modello che ha già visto ampliare a dismisura la sua gamma, e che dunque pur se inedito nell'ambito della storia Mini rappresenta un passo dovuto verso i futuri modelli Clubman e Countryman. Basata sulla nuova piattaforma modulare BMW, la variante a 5 porte nasce grazie all'allungamento del passo di 72 mm, che porta benefici allo spazio per le gambe dei passeggeri posteriori, mentre la lunghezza totale sale fino a 3982 mm (+161 rispetto alla 3 porte), fatto che ha consentito anche di aumentare il volume del baule del 30 per cento fino a quota 278 litri. Sono numeri del tutto simili a quelli della A1 Sportback (270 i litri del suo baule), che sebbene sembri più compatta esteriormente ha misure sostanzialmente identiche a quelle della Mini, con una lunghezza di 3973 mm (dunque appena 1 cm in meno) e la stessa altezza (142 cm). Le differenze in termini di abitabilità, vanno dunque ricercate con un metro da sarta alla mano.

E in tal caso possiamo affermare che l'Audi, per pochi centimetri, è leggermente più generosa nella zona posteriore: l'accesso a bordo è favorito da una luce d'accesso delle portiere posteriori più ampio e una volta a bordo le gambe godono di 4 cm in più in lunghezza, peraltro con una sistemazione più comoda dell'eventuale terzo passeggero centrale. Davanti si gode di più, in entrambi i casi. Ma l'atmosfera a bordo è totalmente diversa per via delle scelte stilistiche. La A1 ha una plancia più lineare e razionale, che fornisce una sensazione di maggior ariosità. La Mini continua a giocare con la fantasia, quindi l'ambiente è senza dubbio più ricercato ma talvolta a scapito della praticità. I display degli impianti multimediali, ad esempio: quello della Mini è più ampio (8”8 contro 6”5), ma essendo al centro della plancia e non in posizione rialzata come sulla A1 richiede uno spostamento verso il basso dello sguardo. E in generale tutti i comandi richiedono un po' più di apprendistato per essere ben indentificati e utilizzabili in maniera intuitiva.

C'è di buono, sulla Mini, che gli ingressi Usb e Aux per collegare gli smartphone sono ben raggiungibili, sul tunnel centrale. Audi invece è rimasta legata alla soluzione del Media Interface, un ingresso proprietario Audi che richiede l'acquisto di un cavo apposito e che peraltro è scomodo perché posizionato nel cassetto portaoggetti, al contrario di altre Audi recenti che si sono convertite allo standard Usb. Il capitolo prezzi lo esauriamo brevemente: A1 e Mini hanno prezzi sostanzialmente identici: 22.650 euro la A1 1.6 TDI e 22.850 euro la Mini Cooper D. Qui però Audi è in allestimento Sport e con cambio S Tronic (quindi si sale a 25.800), ma alla fine dei conti pareggiando le dotazioni le due tedesche sono quasi equivalenti.