DETROIT - La concorrenza della fiera della tecnologia CES di Las Vegas non ha scalfito per adesso il prestigio del salone dell’auto di Detroit, il NAIAS. Che in questa edizione 2017 appare più pimpante che mai e pure abbastanza “europeo” quanto a vetture esposte.

Ci sono le macchine che vanno incontri ai nostri gusti: molti Sport Utility di media e grande taglia (Mercedes GLA, Audi Q8, Infiniti QX50) e un paio di grandi berline di lusso, come la Lexus LS500, una mastodontica limousine da 5,23 metri di lunghezza, nuova edizione della ammiraglia che nel 1989 segnò il debutto in USA del marchio di lusso di Toyota scopiazzando pari pari la Mercedes dell’epoca, mentre adesso la LS500 è diversa e e ha una propria fisionomia ben precisa. È talmente lussuosa e imponente da attirare la curiosità del presidente di Mercedes, Dieter Zetsche, che se l’è studiata per bene sedendosi dentro. Forse prefigurandola come rivale sul mercato americano.

E poi a Detroit c’è qualche auto più adatta al mercato USA, come la Kia Stinger, berlina due volumi dall’aspetto sportivo e le berline Genesis, versioni di lusso del marchio Hyundai. Mancano fra gli stand di Detroit invece quasi completamente i grossi pick up che in USA rappresentano le auto più vendute (il Ford F-150 simbolo dei pick-up vende ogni anno oltre un milione di esemplari da solo!). Il motivo è semplice: Detroit è il salone auto dell’America “ricca”, quella un po’ conservatrice che vive a New York, Boston e Philadelfia. Non dell’America più provinciale e ruspante, fatta di contadini e farmer delle grandi piantagioni di mais degli stati del Midwest che sono quelli che girano con i fuoristrada. E perciò le auto esposte al salone sono quelle che piacciono e usano gli abitanti degli stati della costa atlantica.

Ma su Detroit incombeva l’ombra del CES di Las Vegas: il salone della tecnologia. Quello dove tutto quanto fa spettacolo e che si è chiuso il giorno prima dell’inaugurazione di Detroit. Il CES quest’anno ha dedicato ampio spazio all’automobile: un padiglione intero, tanto che sembrava diventato un salone dell’auto, e ironicamente lo avevano persino ribattezzato Car Electronic Show, invece che Consumer Electronic Show. Tuttavia per ora i due saloni non si sono pestati i piedi.

Uno finiva (il CES), l’altro iniziava (Detroit). Uno esponeva la tecnologia del futuro: auto elettriche, vetture a guida autonoma, assistenti vocali, concept car futuristiche di ogni genere. A Detroit invece c’erano le automobili reali. Belle, eleganti, potenti, di lusso ma convenzionali. Insomma, chi aveva della tecnologia futuribile da vantare, andava al CES, perché altrimenti facevi la figura di quello che non è all’avanguardia; chi voleva mostrare auto concrete andava al NAIAS. Solo la Volkswagen ha preferito mostrare a Detroit invece che a Las Vegas un'auto “futuribile”, il pulmino ID Buzz elettrico a guida autonoma e volante retrattile (ha la meccanica, pardon l’elettronica della ID su base Golf presentata a settembre a Parigi).

Comunque sia la crescita del CES come salone “automobilistico” deve preoccupare gli organizzatori di Detroit. A Las Vegas c'erano ben otto marchi che poi hanno esposto anche a NAIAS: BMW, Volvo, Toyota, Hyundai, Honda, Volkswagen, Chrysler, Nissan. Mentre a Detroit mancava per esempio il marchio più cool dell'industria americana come Tesla.

C'era un'unica auto presente nei due saloni contemporaneamente. Indovinate quale? No, non la Chrysler Portal elettrica che a Las Vegas aveva fatto una fugace apparizione pre-salone ed era scomparsa prima dell’apertura per essere portata a Detroit (ne hanno una sola). L’unica auto presente nei due saloni era invece la Hyundai Ioniq a guida autonoma. Il tentativo ammirevole di Hyundai di realizzare l’autonomous driving a costo contenuto. Le auto che guidano da sole costano un sacco di soldi per la presenza di tantissimi sensori e sistemi di controllo. Uno tra tutti il LIDAR, che è un radar a luce invece che a onde radio. La Ioniq autonoma è il tentativo di realizzare un’auto minimizzando la complessità per arrivare a un costo più abbordabile per la gente comune.