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Great Wall entra in Italia

Un nuovo costruttore cinese sta per sbarcare in Italia. Alla vigilia dell’apertura del salone auto di Pechino, che si inaugura venerdi 24 aprile e dove si annunciano decine e decine di novità, arriva da Oriente la conferma di una notizia che era nell’aria: ai tanti marchi cinesi già presenti nel nostro paese presto si aggiungerà un nuovo sfidante. Molto molto ambizioso. Si chiama Great Wall Motor e sbarcherà in forze sul nostro mercato dalla prossima estate con il marchio GWM (acronimo del suo nome) lanciando non una o due vetture come hanno timidamente fatto altri cinesi, ma proponendo una sfilza di modelli differenti e variegati. Sei differenti auto entro il 2026 che comprendono Suv di taglia media e urbani, fuoristrada puri, van di lusso e persino un pick-up. Cui si aggiungeranno il prossimo anno altri quattro modelli. Una gamma completa targata GWM.

Great Wall Motor non è uno dei tanti brand cinesi di basso livello, ma una vera potenza dell’industria automotive cinese. Che ha una storia di prestigio nel suo paese tanto che si è permesso di scegliere un nome che fa riferimento al monumento-simbolo della Cina storica, la grande Muraglia.

È una delle industrie auto più storiche del paese, nata alla fine degli anni Ottanta quando la Cina viaggiava ancora in bicicletta e pochi costruivano automobili; via via crescendo, ha unito al marchio iniziale  altri cinque brand specialistici ciascuno dedicato a un genere ben specifico di auto, ma in Italia verranno venduti tutti quanti sotto un unico marchio capogruppo: GWM. 

Attualmente il gruppo GWM produce circa 1,4 milioni di automobili l’anno, ha circa centomila dipendenti fra operai e ingegneri, ha dato vita a sei brand e con alcune delle proprie auto è leader incontrastato in mercati specifici: ad esempio nel segmento dei pick-up con i veicoli Poer, fra i fuoristrada puri con la famiglia chiamata Tank e fra i monovolume di lusso con il lussuoso van Wey. 

Una delle particolarità di GWM è che è un’azienda automobilistica completamente di proprietà privata. A differenza di molte industrie cinesi dove c’è la compartecipazione dello stato che ne ha il controllo parziale o totale. Questo permette a GWM una certa flessibilità nel determinare le strategie e e una grande rapidità operativa sui mercati. E una grande solidità finanziaria. 

L’altra caratteristica è che GWM investe pesantemente in ricerca e sviluppo. Lo dicono le cifre: negli ultimi quattro anni ha speso ripetutamente in ricerca e sviluppo circa 10 miliardi ottenendo 30mila brevetti esclusivi, frutto del lavoro dei 27mila ingegneri del reparto R&D. Non a caso, GWM ha scelto di farsi tutto in casa. Dalla lavorazione dei materiali fino addirittura all’elettronica dei sistemi di gestione motore e di guida autonoma. Che non sono acquistati da fornitori esterni come fanno la maggior parte degli altri costruttori, ma progettati e costruiti internamente. 

A differenza di altri cinesi, GWM ha un ventaglio di motorizzazioni molto vasto per le proprie auto. Propulsori a benzina, ibridi, plug-in elettrici, pure diesel e persino a idrogeno (per i camion). Per motori da quattro fino a otto cilindri con cilindrate che vanno da 1.5 litri fino al V8 4 litri. Addirittura GWM costruisce col marchio Souo persino una motocicletta spinta da un incredibile motore a 8 cilindri!

La qualità è un altro pilastro di GWM, tanto che i suoi veicoli marchiati “Wey” (uno dei sottobrand del gruppo) sono considerati in Cina auto premium, proprio come alcuni brand tedeschi, per l’elevatissimo livello delle finiture, delle dotazioni, dell’infotainment (tripli schermi fino a 21” per i passeggeri) e del confort di bordo. 

Ma GWM, nonostante l’esperienza, approccia l’industria automotive ancora con una certa dose di umiltà che le fa onore:  «La nostra forza trainante è l’apprendimento permanente», ha detto Parker Shi, presidente della divisione internazionale che ha pianificato lo sbarco in Europa e Italia. «Abbiamo ancora voglia di imparare dagli altri: vogliamo apprendere dal gusto italiano per il design, dal rigore tecnologico tedesco e dalla produttività giapponese. Vogliamo ottenere la fiducia dei clienti europei, ben consapevoli che la credibilità bisogna costruirsela con i fatti, non rivendicarla soltanto a parole». 

Per questo GWM, prima ancora di vendere auto in Italia sta costruendo una fitta rete di assistenza che arriverà a 50 concesssionari entro fine anno e promette 7 anni di garanzia su ogni veicolo (o 150mila km) e si impegnerà a fornire i pezzi di ricambio entro 24 o 48 ore al massimo a chi lamentasse un guasto

La gamma modelli che arriverà sul nostro mercato nell’estate 2026 parte dall’Ora 5, un Suv urbano di 4,4 metri dal design rotondeggiante e sfizioso con motore benzina, ibrido ed elettrico; poi c’è il Suv compatto Jolion Max, più squadrato e essenziale. E ancora l’H7, un Suv di taglia media (4,7 metri) robusto e di forma squadrata con spiccate doti fuoristradistiche perché GWM l’ha dotato della sofisticata tecnologia Hi4 che è l‘asse portante dei suoi off road specialistici: trasmissione integrale permanente, propulsione ibrida anche plug-in e asse posteriore ad azionamento elettrico. 
Verso fine anno arriveranno in Italia anche i veicoli premium del gruppo GWM: gli off road Tank 300 e 700, il pickup Alpha Cannon e il van di lusso Wey G9.
I dettagli dei modelli li trovate nell’articolo a parte. 

Ma non finisce qui: perché GWM oltre che importare le proprie auto in Italia, intende pure costruire una fabbrica in Europa per localizzare i propri modelli più interessanti per il continente. Il luogo non è ancora stato deciso ma la scelta pare orientata sulla Romania.