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Gli esperti mettono in guardia sull’autolavaggio: il rischio invisibile che pochi conoscono

© Aerobus

Portare l’auto all’autolavaggio è un gesto abituale, quasi automatico, soprattutto nei periodi in cui si ha più tempo per prendersi cura del proprio veicolo. Un’operazione considerata innocua, utile a preservare estetica e valore dell’auto. Eppure, secondo diversi esperti, dietro a questa pratica apparentemente banale si nasconde un pericolo poco conosciuto, che non riguarda la carrozzeria o la meccanica, ma le sostanze chimiche impiegate durante la pulizia.

Negli ultimi mesi l’attenzione si è concentrata sui PFAS, composti chimici largamente utilizzati anche nei detergenti per autolavaggi tradizionali. Un tema che apre interrogativi importanti, non solo per chi utilizza questi servizi, ma per l’intero settore automotive, chiamato sempre più spesso a confrontarsi con le sfide ambientali e sanitarie.

Cosa sono i PFAS e perché sono presenti negli autolavaggi

PFAS (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche) sono composti chimici di sintesi noti per la loro elevata resistenza all’acqua, allo sporco e ai grassi. Proprio queste caratteristiche li rendono particolarmente efficaci nei detergenti industriali, inclusi quelli utilizzati negli autolavaggi automatici.

Il problema è che si tratta di sostanze estremamente persistenti, tanto da essere definite “sostanze chimiche per sempre”. Non si degradano facilmente nell’ambiente e tendono ad accumularsi nel suolo, nelle acque e nella catena alimentare. Secondo numerosi studi scientifici, l’esposizione prolungata ai PFAS è associata a potenziali effetti cancerogeni e reprotossici, oltre a possibili interferenze con il sistema endocrino.

Va chiarito un punto fondamentale: non tutti gli autolavaggi utilizzano prodotti con PFAS, né il settore può essere demonizzato in blocco. Tuttavia, l’assenza di un’informazione chiara al consumatore rende difficile distinguere tra pratiche più o meno sostenibili.

Autolavaggi e impatto ambientale: un tema sottovalutato

Il rischio legato ai PFAS non riguarda solo chi porta l’auto a lavare, ma anche l’ambiente. I residui dei detergenti finiscono spesso nelle acque reflue, dove la rimozione di queste sostanze è complessa e costosa. In molti casi, gli impianti di trattamento non sono progettati per eliminarle completamente.

Questo aspetto apre una riflessione più ampia sulla transizione ecologica nel settore dei servizi automotive. Negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti significativi sul fronte delle emissioni dei veicoli, ma attività collaterali come la manutenzione e la pulizia dell’auto restano spesso fuori dal dibattito pubblico.

È importante sottolineare che molti operatori stanno già investendo in detergenti alternativi, biodegradabili e privi di sostanze pericolose. Un segnale che il settore non è immobile, ma che ha bisogno di regole chiare e di una maggiore consapevolezza da parte dei clienti.

I rischi per automobilisti e operatori

Per chi utilizza l’autolavaggio, l’esposizione ai PFAS è indiretta, ma non per questo trascurabile. I residui possono depositarsi sulla carrozzeria, sui vetri e, in minima parte, anche all’interno del veicolo. Il rischio aumenta per gli operatori del settore, che entrano quotidianamente in contatto con questi prodotti.

Gli esperti invitano a non creare allarmismi, ma a considerare il problema con realismo. Il lavaggio dell’auto resta una pratica necessaria, soprattutto per preservare la vernice e prevenire danni causati da agenti aggressivi come resine, insetti o deiezioni di uccelli. Il punto non è evitare l’autolavaggio, ma scegliere con maggiore attenzione.

Come lavare l’auto in modo più consapevole

La prima regola è informarsi. Chiedere quali prodotti vengono utilizzati dall’autolavaggio di fiducia non è una pretesa eccessiva, ma un diritto del consumatore. Sempre più impianti comunicano l’uso di detergenti ecologici certificati, un segnale positivo da valorizzare.

In alternativa, il lavaggio manuale con prodotti specifici e a basso impatto ambientale può ridurre l’esposizione a sostanze nocive, a patto di evitare soluzioni improvvisate come alcool o solventi aggressivi, che possono danneggiare la vernice. Anche la rimozione rapida dello sporco più corrosivo, effettuata con delicatezza, contribuisce a preservare l’auto senza ricorrere a trattamenti chimici pesanti.

Per il settore automotive, questa attenzione crescente rappresenta una sfida ma anche un’opportunità: investire in sostenibilità non significa rinunciare alla qualità del servizio, ma rafforzare la fiducia dei clienti e adeguarsi a standard che, con ogni probabilità, diventeranno sempre più stringenti.

Una questione di consapevolezza, non di allarme

Il tema dei PFAS negli autolavaggi dimostra come anche gesti quotidiani possano avere implicazioni più profonde di quanto immaginiamo. Senza criminalizzare un comparto che dà lavoro a migliaia di persone, è giusto interrogarsi su come migliorare pratiche consolidate, rendendole più sicure per la salute e per l’ambiente.

Prendersi cura dell’auto significa anche fare scelte informate. E in un momento storico in cui l’automotive è al centro di una trasformazione epocale, la sostenibilità passa anche da dettagli che, fino a ieri, sembravano irrilevanti.