Il traffico urbano continua a essere una delle grandi questioni irrisolte della mobilità italiana. Non si tratta solo di minuti persi in coda o di stress quotidiano per chi si sposta in auto, ma di un indicatore che racconta molto dello stato delle infrastrutture, della pianificazione urbana e dell’equilibrio – spesso fragile – tra mobilità privata e trasporto pubblico. Il Traffic Index TomTom 2025, basato sui dati raccolti nel corso dell’ultimo anno, offre una fotografia aggiornata e particolarmente significativa delle città italiane più congestionate, mettendo in luce un vero e proprio passaggio di consegne al vertice della classifica.
Il dato, letto con attenzione, non è soltanto una graduatoria: è uno strumento utile per comprendere come stanno cambiando le dinamiche del traffico nelle grandi aree urbane e quali territori stanno pagando il prezzo più alto in termini di tempi di percorrenza e qualità della vita.
Palermo guida la classifica della congestione urbana
Nel 2025 la città più trafficata d’Italia è Palermo. Il capoluogo siciliano registra un livello medio di congestione del 51%, il valore più elevato a livello nazionale. Questo dato indica che i tempi di percorrenza sono mediamente superiori di oltre la metà rispetto a una situazione di traffico fluido, un impatto tutt’altro che marginale sulla quotidianità di chi utilizza l’auto per lavoro o necessità personali.
A rendere ancora più evidente la criticità è la velocità media negli spostamenti urbani: in condizioni standard, in 15 minuti si percorrono circa 6,8 chilometri, un valore già contenuto se confrontato con altre realtà italiane. Nelle ore di punta, in particolare intorno alle 18:00, la situazione peggiora sensibilmente e la distanza percorsa nello stesso intervallo di tempo può scendere fino a 3,8 chilometri.
Il picco negativo dell’anno è stato registrato l’8 aprile 2025, giornata in cui il livello medio di congestione ha toccato quota 111%, segnale di una città letteralmente paralizzata. Numeri che raccontano una pressione costante sulla rete stradale urbana, aggravata da fattori strutturali e da una forte dipendenza dall’auto privata.
Milano, Roma e le altre grandi città sotto pressione
Alle spalle di Palermo si colloca Milano, seconda in classifica con un livello medio di congestione del 49%. Un dato elevato, che conferma come il capoluogo lombardo resti uno dei nodi più complessi della mobilità italiana, nonostante investimenti importanti sul trasporto pubblico e politiche di limitazione del traffico. Non a caso, Milano detiene anche un primato poco invidiabile: nelle condizioni di traffico più intenso è la città in cui si percorrono meno chilometri in 15 minuti.
Sul gradino più basso del podio si trova Catania, con un livello di congestione del 47%, mentre al quarto posto emerge un terzetto composto da Roma, Firenze e Napoli, tutte ferme al 45%. Roma, che nel 2024 guidava la classifica nazionale, arretra dunque di una posizione, ma resta una delle città dove il traffico incide maggiormente sugli spostamenti quotidiani.
Questi numeri mostrano come la congestione non sia un problema confinato a una singola area geografica, ma una condizione diffusa che accomuna grandi città del Nord, del Centro e del Sud, seppur con intensità diverse.
L’Italia e il confronto con le metropoli globali
Se il quadro nazionale appare critico, il confronto con il resto del mondo aiuta a ridimensionare – almeno in parte – la portata del fenomeno. A livello globale, le città più trafficate registrano valori di congestione nettamente superiori a quelli italiani. In testa alla classifica mondiale c’è Città del Messico, con una congestione che sfiora il 76% e una perdita stimata di oltre 180 ore all’anno nel traffico per ciascun automobilista.
Seguono Bangalore, in India, con il 74,4%, e Dublino, prima città europea, al 72%. Anche altri centri del continente, come Lodz e Lublin in Polonia, superano la soglia del 70%. In questo scenario, Palermo – pur essendo la città più congestionata d’Italia – si colloca in una fascia intermedia, lontana dai livelli estremi registrati in alcune metropoli internazionali.
Questo non significa che il problema sia marginale, ma suggerisce che esistono margini di intervento concreti per evitare che le città italiane imbocchino una traiettoria simile a quella delle grandi capitali globali più congestionate.
Tra infrastrutture, politiche urbane e scelte di mobilità
I dati del Traffic Index TomTom 2025 offrono uno spunto di riflessione che va oltre la semplice classifica. Il traffico è spesso il risultato di infrastrutture insufficienti, di una crescita urbana non sempre accompagnata da una pianificazione coerente e di una forte dipendenza dall’auto privata. In molte realtà italiane, soprattutto nei grandi centri, il settore automotive continua a essere una componente essenziale della mobilità quotidiana, spesso perché le alternative non sono ancora sufficientemente competitive.
Difendere il ruolo dell’auto non significa ignorare il problema della congestione, ma riconoscere che la transizione verso modelli di mobilità più efficienti deve essere graduale, realistica e supportata da investimenti concreti. Senza un potenziamento reale del trasporto pubblico, della viabilità urbana e delle soluzioni tecnologiche per la gestione del traffico, il rischio è quello di scaricare sugli automobilisti il peso di inefficienze strutturali.
Il 2025 conferma quindi una certezza: il traffico resta uno dei termometri più affidabili per misurare lo stato di salute delle città italiane. E la classifica di quest’anno, con Palermo al vertice, è un segnale che merita attenzione, non solo per chi guida, ma per chi è chiamato a progettare la mobilità del futuro.