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From race to road: in vendita una collezione Ferrari che ha cambiato la storia

Ci sono collezioni che valgono per il loro prezzo e altre che valgono per ciò che rappresentano. La Scuderia ’89 – The Pursuit for Paddle rientra senza dubbio nella seconda categoria. È una raccolta unica di cinque Ferrari da competizione e da strada che, prese insieme, raccontano uno dei momenti più rivoluzionari nella storia tecnica del Cavallino Rampante: l’introduzione del cambio semi-automatico con paddle al volante, una soluzione che avrebbe cambiato per sempre il modo di guidare le auto da corsa e, poco dopo, anche quelle stradali.

La collezione, proposta sul mercato come lotto unico, è stimata oltre i 20 milioni di sterline e rappresenta un vero ponte tra la Formula 1 di fine anni Ottanta e alcune delle supercar più iconiche mai uscite da Maranello.

La genesi del paddle-shift in Formula 1

Il cuore tecnico della collezione è rappresentato da due monoposto che segnano una svolta epocale per Ferrari in Formula 1. La Ferrari 639 F1 del 1988 è un prototipo ufficiale di fabbrica, uno dei primi laboratori su quattro ruote in cui venne sperimentato il cambio elettroattuato con palette dietro al volante. Un’idea allora considerata audace, persino rischiosa, ma destinata a diventare uno standard assoluto nel motorsport e nell’automotive ad alte prestazioni.

Accanto a lei c’è la Ferrari 640 F1 del 1989, la prima monoposto della storia del Mondiale a utilizzare ufficialmente il paddle-shift in gara. Guidata da Gerhard Berger in cinque Gran Premi della stagione, la 640 non rappresentò solo un salto tecnologico, ma anche il punto di partenza di una filosofia che avrebbe portato, negli anni successivi, al dominio Ferrari dell’era Schumacher.

Entrambe le vetture sono oggi perfettamente funzionanti, restaurate e certificate, e mantengono un valore storico difficilmente replicabile.

Dalla pista alla strada: le Ferrari simbolo di un’epoca

Il racconto della Scuderia ’89 non si ferma però alla Formula 1. Il passaggio della tecnologia racing alla produzione stradale è testimoniato da tre modelli che, da soli, basterebbero a definire un’intera generazione di supercar.

La Ferrari F40 del 1989 è considerata da molti l’archetipo della supercar analogica: brutale, leggera, senza compromessi. In questa collezione è presente un esemplare con passato agonistico, oggi riportato alle specifiche di fabbrica, che conserva tutto il fascino di un’auto nata per emozionare senza filtri.

Segue la Ferrari F50 del 1996, forse la più “Formula 1” tra le Ferrari stradali. Il suo V12 da 4,7 litri deriva concettualmente dallo stesso filone tecnico delle unità montate sulle monoposto 639 e 640, rendendo il legame con la pista non solo simbolico ma anche meccanico. Un’auto pensata per portare l’esperienza del prototipo da corsa su strada, senza mediazioni.

A chiudere il cerchio c’è la Ferrari F355 Spider del 1998, un modello chiave nella storia del marchio: è infatti la prima Ferrari stradale dotata di cambio paddle-shift, portando definitivamente la tecnologia della Formula 1 nella guida quotidiana delle sportive di Maranello. Un’auto che segna l’inizio della modernità per Ferrari e per l’intero segmento delle supercar.

Una collezione, un’unica visione tecnica

Ciò che rende davvero speciale la Scuderia ’89 è la sua coerenza narrativa. Non è una semplice raccolta di modelli rari, ma un percorso logico che mostra come un’innovazione nata in pista abbia progressivamente ridefinito l’esperienza di guida su strada. Dal prototipo sperimentale alla monoposto da Gran Premio, fino alle supercar destinate ai clienti più esigenti, il filo conduttore è sempre lo stesso: la ricerca della massima efficacia senza rinunciare al coinvolgimento del pilota.

Non a caso, come sottolineato dagli specialisti che presentano la collezione, queste vetture rappresentano l’alba di una nuova era tecnica per Ferrari, quella che avrebbe portato a una delle fasi più vincenti della sua storia sportiva.

Valore collezionistico e significato storico

Il valore stimato superiore ai 20 milioni di sterline riflette non solo la rarità dei singoli esemplari, ma soprattutto il loro significato storico complessivo. La scelta di rendere la collezione disponibile solo come lotto unico rafforza ulteriormente l’idea che il suo valore risieda nell’insieme, più che nella somma delle parti.

Per il mondo del collezionismo automotive, si tratta di un’operazione di altissimo profilo, destinata a pochi, ma capace di raccontare a tutti uno dei passaggi più importanti nella storia tecnica della Ferrari. Un promemoria di come l’innovazione, quando nasce dalle corse, sia in grado di cambiare per sempre il modo di intendere l’auto sportiva.