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Addio alle radio nelle auto, l’allarme sui cruscotti chiusi

© Virgilio

La radio nelle auto rischia di diventare un’opzione marginale nei nuovi modelli, sostituita da interfacce digitali, porte Usb e piattaforme di streaming collegate allo smartphone. È questo l’allarme lanciato da Confindustria Radio Televisioni in occasione della Giornata mondiale della Radio, con la campagna «#RadioInAuto» rivolta a istituzioni, industria automobilistica e opinione pubblica.

I numeri aiutano a comprendere la portata del tema: in Italia sono circa 35 milioni le persone che ascoltano la radio ogni giorno, di cui 26 milioni lo fanno in automobile. L’auto resta dunque il luogo privilegiato dell’ascolto. Eppure, secondo l’associazione, alcune nuove vetture – in particolare elettriche – non includono più un ricevitore radio tradizionale, analogico o digitale, affidando l’infotainment esclusivamente alla connessione IP e alle app.

Cruscotti chiusi e connessione IP

L’evoluzione dei sistemi di infotainment ha trasformato profondamente l’abitacolo. Display sempre più grandi, software aggiornabili over-the-air, integrazione totale con lo smartphone. Una rivoluzione tecnologica che ha portato benefici evidenti in termini di connettività e servizi, ma che secondo Confindustria Radio Televisioni rischia di penalizzare la radio.

Il nodo riguarda i cosiddetti “cruscotti chiusi”, ecosistemi digitali basati unicamente su connessioni IP, dove l’accesso alla radio non è immediato oppure è subordinato all’uso di applicazioni e traffico dati. In alcuni casi, la radio analogica o digitale non sarebbe installata fisicamente a bordo.

Anche l’AGCOM, nel giugno 2025, aveva segnalato il problema, evidenziando come su alcune auto di nuova generazione – soprattutto elettriche – l’accesso diretto alla radio tradizionale fosse stato eliminato in favore di interfacce Usb e piattaforme di streaming.

Dal punto di vista dell’industria automotive, la scelta è legata all’integrazione dei sistemi digitali e alla riduzione dei componenti hardware. Tuttavia, per il comparto radiofonico, questa trasformazione rischia di compromettere la piena accessibilità di un servizio considerato di interesse generale.

Informazione gratuita e servizio pubblico

«Le profonde trasformazioni tecnologiche in atto nel settore automotive stanno progressivamente escludendo la radio dai cruscotti delle nuove automobili», ha dichiarato Alberto Gusmeroli, presidente della commissione Attività produttive della Camera. «Si tratta di una pesante criticità, soprattutto per il diritto dei cittadini a un’informazione libera, gratuita e accessibile».

La radio, sottolineano i promotori della campagna, è un servizio gratuito, ubiquitario e fondamentale anche nelle situazioni di emergenza, quando la rete dati può risultare congestionata o non disponibile. È inoltre un ambiente editoriale regolato, con obblighi informativi e standard di pluralismo che non sempre trovano equivalenti nelle piattaforme digitali globali.

Confindustria Radio Televisioni chiede che la radio – analogica e digitale – sia presente in tutti i nuovi veicoli, facilmente individuabile e fruibile con un solo click, senza essere nascosta in menu complessi o subordinata alla connessione internet.

Innovazione e tradizione: un equilibrio possibile

Il tema solleva una questione più ampia: come bilanciare innovazione tecnologica e tutela di servizi consolidati? L’industria automobilistica è impegnata in una trasformazione epocale tra elettrificazione, digitalizzazione e guida assistita. I sistemi infotainment rappresentano una leva competitiva strategica, con integrazione sempre più stretta tra veicolo e smartphone.

Tuttavia, la radio nelle auto non è un semplice retaggio del passato. È uno strumento di informazione immediata, accessibile a tutti senza costi aggiuntivi, e parte integrante dell’esperienza di guida per milioni di utenti. Eliminare il ricevitore tradizionale significherebbe modificare un’abitudine radicata e, secondo i critici, indebolire un canale di comunicazione essenziale.

Non si tratta di opporre streaming e radio, ma di garantire pluralità di accesso. L’auto del futuro può essere connessa, aggiornata da remoto e compatibile con le app, senza rinunciare a un ricevitore radio integrato e facilmente raggiungibile.

Il confronto è aperto e coinvolge costruttori, istituzioni e operatori media. In gioco non c’è solo una tecnologia, ma il rapporto tra mobilità, informazione e servizio pubblico. La sfida sarà trovare un punto di equilibrio che consenta al settore automotive di innovare senza lasciare indietro un mezzo che, da oltre un secolo, accompagna gli italiani anche al volante.