La questione monopattini elettrici torna al centro del dibattito pubblico, tra ritardi normativi e interrogativi sulla sicurezza. L’obbligo di targa e assicurazione Rc previsto dal nuovo Codice della strada dovrebbe entrare in vigore a breve, ma con ogni probabilità slitterà ad aprile. Il motivo è tecnico, ma dagli effetti concreti: la piattaforma digitale necessaria per richiedere il contrassegno identificativo non è ancora operativa.
Nel frattempo, sulle strade italiane – comprese alcune extraurbane dove è consentita la circolazione fino a 50 km/h – continuano a muoversi migliaia di mezzi leggeri senza targa e senza una copertura assicurativa effettivamente attivabile. Una situazione che alimenta polemiche, timori e, soprattutto, una sensazione diffusa di vuoto normativo.
Sicurezza stradale e monopattini: il nodo delle extraurbane
La riforma nasce con una ratio chiara: rafforzare la sicurezza stradale, rendere i mezzi identificabili e garantire un risarcimento certo in caso di sinistro. Un principio difficilmente contestabile.
Tuttavia, la liberalizzazione della circolazione dei monopattini anche su strade extraurbane con limite a 50 km/h ha sollevato forti perplessità tra operatori e automobilisti. Parliamo di arterie spesso trafficate, percorse da auto e veicoli commerciali a velocità costante, dove la differenza di massa e protezione tra un’auto e un monopattino è evidente.
Il problema non è ideologico, ma strutturale: il monopattino è un mezzo leggero, privo di carrozzeria, senza protezioni passive. Inserirlo in contesti viari complessi, senza che siano ancora pienamente operativi gli strumenti di tracciabilità e copertura assicurativa, rischia di generare un cortocircuito tra intenzioni legislative e realtà quotidiana.
Il settore automotive guarda con attenzione a questa evoluzione. Non si tratta di contrapporre auto e micromobilità, ma di pretendere regole coerenti, applicabili e soprattutto complete. Se si chiede agli automobilisti un sistema rigoroso di identificazione, revisione e assicurazione, è legittimo attendersi lo stesso livello di responsabilità per ogni veicolo che condivide la carreggiata.
Targa monopattini: il paradosso della piattaforma assente
Sulla carta, il contrassegno identificativo esiste già. Il decreto ministeriale n. 250 del 13 novembre scorso ha definito modalità e costi: 8,66 euro complessivi tra produzione, Iva e oneri connessi a sicurezza e formazione. Il pagamento dovrebbe avvenire tramite PagoPA, con registrazione del mezzo su una piattaforma digitale dedicata.
Il punto è che quella piattaforma non è ancora online. E senza di essa, il “targhino” non può essere richiesto.
Il risultato? Un obbligo formalmente previsto ma, di fatto, inapplicabile. L’assicurazione Rc, modellata sullo schema dell’Rc auto, necessita di un’identificazione univoca del mezzo. Senza targa, non è possibile associare la polizza a un veicolo specifico né inserirlo nelle banche dati assicurative.
Secondo l’avvocato Maurizio Hazan, esperto di diritto assicurativo, «senza contrassegno l’applicazione dell’Rc auto ai monopattini è impossibile». Anche eventuali soluzioni alternative, come polizze personali, non sciolgono il nodo giuridico legato alla responsabilità oggettiva del mezzo.
Le sanzioni previste – tra 100 e 400 euro per chi circola senza targa o assicurazione – restano quindi sospese in un limbo normativo. Esistono sulla carta, ma non possono essere concretamente applicate finché l’iter amministrativo non sarà completato.
Mercato in stallo e richieste di chiarezza
Il ritardo non è solo un dettaglio burocratico. Secondo Assoutenti, l’incertezza ha congelato il settore, con un calo significativo nel comparto dello sharing e nella vendita privata. Il presidente Gabriele Melluso chiede regole chiare e premi assicurativi uniformi su base nazionale, per evitare disparità territoriali e possibili speculazioni.
Le prime stime parlano di premi compresi tra 25 e 150 euro annui, a seconda delle garanzie. Una cifra tutto sommato contenuta rispetto ai rischi potenziali, ma che necessita di un quadro stabile e trasparente.
Il paradosso è evidente: mentre l’Europa, con la direttiva 2021/2118, invitava a cautela nell’introdurre obblighi assicurativi per i veicoli elettrici leggeri, per non frenare la mobilità a basso impatto ambientale, l’Italia ha scelto una linea più rigorosa. Una scelta legittima, ma che richiede coerenza operativa.
Senza piattaforma digitale, senza registrazione, senza effettiva possibilità di stipulare una Rc legata al mezzo, i monopattini continuano a circolare in una zona grigia. Casco obbligatorio, certo. Ma niente targa, niente banca dati, niente assicurazione realmente attivabile.
E su strade dove il traffico automobilistico è intenso e le velocità consentite arrivano a 50 km/h, questa asimmetria normativa non può essere ignorata. Il settore dell’auto, spesso accusato di eccessiva rigidità regolatoria, osserva con una certa amarezza una situazione in cui la responsabilità non è distribuita in modo omogeneo tra tutti gli attori della mobilità.
La sfida non è bloccare l’innovazione, né ostacolare la micromobilità elettrica. Al contrario, è costruire un sistema equilibrato in cui ogni mezzo – dall’auto al monopattino – sia inserito in un quadro di diritti e doveri chiaro, efficace e soprattutto applicabile. Perché la sicurezza stradale non può essere a geometria variabile.