L’Italia è da anni uno dei Paesi europei con il parco auto più anziano, ma il settore delle officine indipendenti sta vivendo una fase di contrazione. Un apparente paradosso: mentre il numero di vetture in circolazione cresce e l’età media aumenta – fattori che dovrebbero alimentare la domanda di manutenzione – il numero di autoriparatori continua a diminuire.
I dati più recenti elaborati dalla CGIA di Mestre fotografano un mercato in evoluzione, dove la trasformazione tecnologica e i costi di gestione stanno cambiando profondamente il mestiere dell’autoriparatore.
Parco auto in Italia sempre più numeroso e anziano
Secondo lo studio della CGIA, il parco auto italiano ha superato i 41,3 milioni di veicoli. Nell’ultimo decennio si sono aggiunte oltre 4,2 milioni di vetture, con un aumento complessivo dell’11,5%.
Non cresce solo il numero di auto, ma anche la loro età. Nei capoluoghi italiani quasi due vetture su tre (64,3%) hanno più di otto anni, segnale di un parco circolante che continua a invecchiare.
Guardando alla distribuzione territoriale, la provincia con il più alto tasso di motorizzazione è Firenze con 877 auto ogni mille abitanti. Seguono Isernia con 850, Catania con 811, Frosinone con 801 e Reggio Emilia con 793.
All’estremo opposto si trovano alcune grandi città dove la motorizzazione è più bassa: Trieste con 579 auto per mille abitanti, Milano con 571 e Genova con 511.
Il confronto europeo evidenzia ancora di più la situazione italiana. Nel nostro Paese il 24,3% delle auto ha più di vent’anni, un dato tra i più alti nell’Unione Europea. Solo la Spagna registra una quota superiore, pari al 25,6%, mentre la Francia si ferma al 12,5% e la Germania addirittura al 10%.
Sempre meno officine indipendenti
Un parco auto così ampio e datato dovrebbe teoricamente generare una forte domanda di manutenzione e riparazioni. E in effetti la richiesta di interventi tecnici resta elevata. Tuttavia molte officine indipendenti faticano a restare sul mercato.
Tra il 2014 e il 2024 il numero di imprese di autoriparazione è sceso da circa 83.700 a 75.284, registrando una diminuzione del 10%.
Le regioni dove la contrazione è stata più evidente sono Abruzzo (-16,2%), Puglia (-15,9%) e Marche (-15,6%).
Secondo l’analisi della CGIA non si tratta di una flessione temporanea ma di una trasformazione strutturale del settore, legata a diversi fattori economici e tecnologici.
Costi in aumento e investimenti tecnologici
Uno dei problemi principali riguarda i costi di gestione delle officine. Negli ultimi anni sono aumentate le spese legate all’energia, agli affitti e allo smaltimento dei rifiuti speciali, riducendo i margini operativi per molte piccole imprese.
Parallelamente, l’evoluzione tecnologica delle auto richiede investimenti sempre più consistenti. Le officine devono dotarsi di strumenti di diagnosi avanzati, sistemi di calibrazione per gli ADAS e software aggiornati per lavorare sui veicoli di nuova generazione.
A questo si aggiunge la diffusione delle motorizzazioni elettrificate, che richiede competenze specifiche e nuove attrezzature per operare in sicurezza su batterie e sistemi ad alta tensione.
Un passaggio inevitabile per il settore, ma non sempre sostenibile per le officine di dimensioni più piccole.
Concorrenza delle reti e ricambi online
Un altro elemento che sta modificando il mercato dell’autoriparazione è la crescente presenza delle grandi reti di officine e delle concessionarie, che grazie a strutture più organizzate riescono spesso a offrire servizi integrati e programmi di manutenzione.
In parallelo si sta affermando anche il mercato dei ricambi venduti online, acquistati direttamente dagli automobilisti. Questo fenomeno riduce ulteriormente i margini delle officine indipendenti, che tradizionalmente ottenevano parte dei ricavi proprio dalla vendita dei componenti.
Il risultato è un mercato sempre più competitivo, dove per restare rilevanti servono investimenti, specializzazione e aggiornamento continuo.
Il nodo del ricambio generazionale
Accanto alle difficoltà economiche emerge anche un problema legato al ricambio generazionale. Molti giovani mostrano scarso interesse per i lavori manuali, inclusa la professione dell’autoriparatore.
Eppure il mestiere è profondamente cambiato negli ultimi anni: accanto alle competenze meccaniche tradizionali oggi sono richieste conoscenze elettroniche, informatiche e diagnostiche.
Proprio per questo diverse associazioni di categoria sottolineano l’importanza di percorsi formativi tecnici e professionali in grado di valorizzare il lavoro nelle officine.
Un settore che deve evolvere
Nonostante le difficoltà, esistono anche realtà che hanno saputo investire negli anni passati e oggi riescono a beneficiare della forte domanda di manutenzione nel mercato italiano.
Secondo la CGIA di Mestre, per sostenere il settore sarebbe necessario introdurre incentivi agli investimenti tecnologici, programmi di formazione tecnica e politiche dedicate alla valorizzazione della professione.
Il parco auto italiano continuerà probabilmente a restare tra i più anziani d’Europa ancora per diversi anni. Per questo motivo il settore dell’autoriparazione rimane un tassello fondamentale della mobilità nazionale, chiamato però ad affrontare una fase di profonda trasformazione.