L’idea di fondo è semplice quanto decisiva: l’intelligenza artificiale non deve limitarsi a elaborare informazioni su uno schermo, ma deve aiutare le imprese a intervenire su oggetti, processi e infrastrutture reali. Nella visione di Siemens, significa rendere più efficienti le fabbriche, ottimizzare le reti energetiche, accelerare la progettazione e aumentare la capacità di adattamento della produzione.
Dalla simulazione alla vettura su strada
Per il settore dell’auto, la sfida è particolarmente rilevante. Una vettura contemporanea è il risultato di migliaia di componenti, software, varianti di configurazione e verifiche di qualità. Nel caso di un marchio come Ferrari, l’esigenza di combinare prestazioni, personalizzazione e tempi industriali rende la digitalizzazione un passaggio strutturale, non un semplice supporto.
Gianmaria Fulgenzi, Chief Product Development Officer di Ferrari, ha spiegato che la complessità non riguarda soltanto l’obiettivo prestazionale, ma anche la necessità di costruire un prodotto coerente con le richieste individuali dei clienti. «Ogni cliente desidera non una Ferrari qualsiasi, ma la sua Ferrari», ha osservato. Per gestire questa articolazione, la Casa di Maranello punta a un modello guidato dai dati, capace di collegare persone, processi e tecnologie lungo l’intero ciclo di vita dell’auto.
Il punto centrale è la continuità tra ciò che avviene nel digitale e ciò che viene realizzato fisicamente. I gemelli digitali, cioè le copie virtuali di prodotti, macchine o impianti, permettono di simulare soluzioni, validare interventi e correggere criticità prima della fase produttiva. Un approccio che può ridurre sprechi di tempo e risorse, senza rinunciare alla qualità che un costruttore premium deve garantire.