A scorrere l’elenco dei Paesi esportatori di petrolio verso l’Italia, si deve scendere fino all’ottavo posto per trovare l’Iraq, il più rilevante tra i produttori di greggio destinato ai consumi interni e in transito dallo Stretto di Hormuz.
La precarietà della tregua tra Israele e USA da un lato, Iran dall’altro, insieme alle dichiarazioni improvvide del Presidente Trump sul blocco navale che intende applicare sullo Stretto territorialmente controllato dall'Iran e dall'Oman, ha riportato le quotazioni del petrolio sui 100 dollari/barile. Risentiamo appieno dell’andamento dei prezzi sulla materia prima pur essendo poco esposti alle forniture di petrolio e prodotti lavorati che transitano da Hormuz.
Petrolio importato in Italia: i numeri
Secondo i dati provvisori diffusi dal Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza energetica, relativi al mese di febbraio, il quadro sull’approvvigionamento di petrolio per i consumi italiani ricalca l’origine geografica rilevata nel 2025. È stata la Libia il principale fornitore di petrolio per il nostro Paese, con 1,1 milioni di tonnellate importante nel mese di febbraio. In termini percentuali incide per circa il 25% del totale ed è seguito dalle forniture in arrivo da Kazakhstan e Azerbaijan, complessivamente per 941 mila tonnellate di petrolio.
L’elenco continua con le forniture dai Paesi africani, che vedono 493 mila tonnellate estratte e fornite complessivamente da Nigeria e Niger. Marginali ma importanti nel costruire la quota di oltre il 41% di petrolio importato dall’Africa, sono i numeri di Algeria (165 mila tonnellate) e Senegal (131 mila tonnellate).
Dai Paesi del Golfo importiamo 472 mila tonnellate di petrolio dall’Arabia Saudita, volumi che transitano dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, diversamente dalle forniture di Qatar, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrain che passano da Hormuz e con l’Iraq (219 mila tonnellate importate a febbraio), come detto, ad avere una rilevanza significativa, perché tra i primi 10 Stati fornitori, nella geografia dell’approvvigionamento petrolifero italiano.
Dagli Stati Uniti importiamo 352 mila tonnellate, sono state 261 mila quelle arrivate dal Messico.Complessivamente, a febbraio abbiamo importato 4,7 milioni di tonnellate di petrolio.
Sebbene minoritario, il contributo del greggio in arrivo dall’Iraq ha inciso, nel 2025, per il 6% dell’import nazionale, tanto quanto i volumi provenienti dall’Arabia Saudita. Meno rispetto al 9% proveniente dagli USA. Libia al 25%, Azerbaijan (18%) e Kazakhstan (11%) sono i principali fornitori del nostro fabbisogno nazionale di petrolio.
Giacenze in aumento a febbraio
Fin qui i numeri relativi alle forniture cruciali per l’Italia. Tra i numeri diffusi dal Ministero dell’Ambiente, è interessante notare anche l’aumento delle giacenze di greggio, prodotti semilavorati e finiti a fine febbraio rispetto alle scorte rilevate al primo gennaio. Ammontano a quasi 14,4 milioni di tonnellate, rispetto ai 13,5 milioni rilevati a gennaio.
E quanto petrolio "consumiamo"?
Spostando l’analisi sui volumi venduti, a febbraio i dati provvisori hanno ricostruito volumi pari a 3,3 milioni di tonnellate, di cui 1,7 milioni di tonnellate di gasolio per motori a impattare in misura maggiore, seguiti da 676 mila tonnellate di benzina senza piombo e 309 mila tonnellate di carburante jet fuel Carboturbo. È il fronte sul quale potrebbero emergere scenari di difficoltà nelle prossime settimane, nel caso in cui il blocco dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi. Nel bimestre gennaio-febbraio, i consumi del combustibile destinato all’aviazione, rilevati in Italia, sono aumentati dell’1,6%, a fronte del calo dell’11,8% del Carboturbo jet fuel per uso militare. I consumi di benzina, rispetto allo stesso bimestre del 2025, sono aumentati del 6,9% mentre quelli di gasolio per motori è sceso del 3%.