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Bentley Bentayga sfida il record Range Rover alla Pikes Peak

Eredi di Sua Maestà a dettar legge nella più americana delle corse. Dopo la 500 Miglia di Indianapolis, è la scalata alla Pikes Peak la corsa più antica degli USA. Non c'erano ancora i suv nel 1916, prima edizione della Hillclimb. E non c'era, ovviamente, alcun primato da battere. Un secolo abbondante dopo, Bentley Bentayga si presenterà alla partenza del 24 giugno con un riferimento cronometrico da cancellare: 12'35”61. Range Rover Sport a mettere la firma sul record tra i suv in configurazione di serie. Per migliorare il tempo servirà una media oraria superiore alle 60 miglia, gli “europei” 96 km/h.

Al volante della Bentayga W12 6 litri, Rhys Millen. Due Pikes Peak vinte all'attivo, la prima con tanto di record assoluto – poi cancellato l'anno seguente, nel 2013, da Sebastien Loeb e Peugeot 208 T16 Pikes Peak -. Per dare la misura di quanto siano diverse le sfide, tra primato assoluto e relativo ai suv di serie, il neozelandese fermò le lancette sul 9'46”164 (8'13" Loeb) al volante di una Hyundai Genesis Coupé elaborata.

Bentley ha curato l'adeguamento del Bentayga alla Pikes Peak passando il suv dalla divisione Motorsport. Trattandosi di una categoria “stock”, modelli chiamati a correre in configurazione di serie, gli unici accorgimenti possibili passano dall'installazione della gabbia di sicurezza e dell'estintore, alle cinture specifiche e sedili da competizione. Tutto il resto invariato: dalle gomme (stradali, Pirelli) al pacchetto aerodinamico in fibra di carbonio, fino alle sospensioni attive con barre antirollio elettroattuate dal sistema a 48 volt.

La preparazione del tentativo di record sui 19.800 metri di scalata prevede una serie di test ad alte velocità negli USA. La sfida della Pikes Peak è, oltre le 156 curve in meno di 20 chilometri, nell'altitudine. Disporre di propulsori sovralimentati, il W12 turbocompresso da 608 cavalli e 900 Nm nel caso di Bentayga, assiste nel superare le perdite di potenza che soffrirebbero altrimenti i motori aspirati, tuttavia, la maggior rarefazione dell'aria – la partenza è posta a 2.862 metri sul livello del mare, l'arrivo a 4.300 metri – riversa comunque uno stress maggiore sui turbo, chiamati a regimi di rotazione superiori per garantire la stessa potenza. Non meno importante è il tema del raffreddamento, meno efficace sempre in ragione dell'altitudine e la minor quantità di ossigeno presente nell'aria.