L’Italia è il Paese di santi, navigatori e… ZTL. È quanto emerso dallo studio “Auto e Città, oltre il divieto” dell’Osservatorio Auto e Mobilità della LUISS Business School che ha registrato come il 56% delle limitazioni alla circolazione registrate in Europa è concentrato in Italia. Una vera e propria giunga urbana in cui vale “l’odio” per l’automobile declinato, più che altro, dalla necessità di fare bancomat facile per le amministrazioni rispetto a visioni green sulla mobilità. Il motivo di questa riflessione è presto detto: le limitazioni alla circolazione sono decise da ambiti locali e al di fuori di qualsiasi strategia nazionale.
Come si è svolta l’analisi
Lo studio si è focalizzato sul ruolo degli UVAR (Urban Vheicle Access Regulation), ovvero l’insieme di misure che regolano l’accesso dei veicoli nelle aree urbane per ridurre il traffico, comprendendo anche agli strumenti come Zone 30 e Aree pedonali. Nello specifico, gli UVAR comprendono 5 cateogorie: Congestion Charge, Low Emission Zone, Zone a Traffico Limitato, Aree Pedonali, oltre a limitazioni specifiche per categorie di veicoli.
I risultati
Ed ecco cosa hanno detto i numeri. Su 500 ZTL attive in Europa 446 si trovano in Italia. Inoltre, tra le nostre città, sono concertate ben 485 misure di limitazioni all’accesso - gli UVAR citati prima - oltre la metà della totale europeo che conta 863 interventi.
Cosa non funziona
Il problema tutto italiano è l’approccio alla ZTL. Senza uno standard nazionale, le modalità di attivazione varia da nord a sud, con una frammentazione di regole e principi che non fanno altro che rendere più complicata la vita ai cittadini. Lo strumento, inoltre, mira il più delle vote a restringere gli accessi a aree specifiche, come i centri storici, senza impatti visibili sull’ambiente perché non tengono conto delle emissioni dei veicoli. Poi, come in alcuni casi, basta pagare il pass e il problema dell’accesso non c’è più indipendentemente dalla classe di emissioni della propria vettura. Ci si dimentica spesso, che esistono strumenti molto più efficaci come, ad esempio, le Low Emission Zone, basate appunto sul tipo di alimentazione. In Europa ci sono 338 LEZ, con la Spagna in testa con 82 zone attive e l’Italia al quinto posto con 37, ma anche qui con un sistema fortemente disomogeneo.
I modelli europei
La differenza sostanziale è la mancanza di un’infrastruttura unitaria in Italia. Francia e Spagna hanno sistemi centralizzati, con bollini specifici, segnaletica uniforme e criteri a livello nazionale. Anche la Germania, nel rispetto delle autonomie locali, mantiene standard a livello federale. In Italia non accade nulla di tutto questo e la mancanza di coerenza regolamentare sul tutto il territorio, oltre a una piattaforma unica digitale a livello nazionale che raccoglie tutte le informazioni sugli UVAR attivi si trasforma in una mancanza di supporto e di informazioni per cittadini, ma anche per le imprese e per i sitemi di mobilità intelligente.
Se sapute usare ZTL portano benefici
Lo strumento, usato in maniera frammentaria è inutile. La prova viene dall’analisi di 25 studi internazionale che confermano come LEZ e Congestion Charge producano riduzioni di emissioni e traffico, con miglioramento della qualità dell’aria e di un incremento di valore degli immobili. Per quanto riguarda Zone 30 e pedonalizzazioni, i report smentiscono alcuni luoghi comuni: la riduzione del traffico in favore della pedonalizzazione non non ha penalizzato il commercio locale. Sono misure che creano disugualianze, non c'è bisogno di giri di parole per evidenziare la criticità più grande. Il rischio di tagliare fuori larghe fette di popolazione va eliminato con politiche e strumenti compensativi, come potenziamento dei trasporti pubblici o incentivi al rinnovo de parco auto.
La soluzione
Come uscire dal caos? Le soluzioni proposte sono due. La digitalizzazione presente in maniera preponderante anche nella mobilità rende imprescindibile l’introduzione di strumenti standardizzati per LEZ e UVAR. Servono criteri e definizioni standard, per categorie e criteri tecnico operativi. E, inoltre, è quanto mai necessaria la creazione di un portale unico nazionale, che raccolga le misure locali.