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Robotaxi in Europa, perché Volkswagen, Mercedes e Waymo accelerano comunque

© Uber

La parola chiave è robotaxi in Europa e non è più soltanto una formula da convegno. Nel 2026 il continente si sta trasformando in uno dei campi di prova più importanti per la mobilità autonoma urbana, con attori molto diversi tra loro ma accomunati dallo stesso obiettivo: arrivare per primi in un mercato che promette ricavi futuri, controllo della piattaforma software e un ruolo decisivo nella mobilità cittadina. Volkswagen, Mercedes-Benz e Waymo stanno spingendo con intensità crescente, mentre anche Uber, Pony.ai e Verne hanno annunciato il lancio del primo servizio commerciale europeo a Zagabria. Il punto, però, è che la domanda reale non è ancora consolidata e l’adozione pubblica resta incerta.  

Questa apparente contraddizione è il cuore del tema. Da una parte c’è la pressione industriale: l’automotive tradizionale sa che nella prossima fase della mobilità il valore non sarà dato soltanto dall’auto, ma sempre di più dal software, dai servizi, dalla gestione delle flotte e dall’integrazione con le piattaforme digitali. Dall’altra parte c’è una realtà urbana europea che non ha ancora deciso se i robotaxi siano un’opportunità, una nicchia o un rischio per il trasporto pubblico. Un sondaggio paneuropeo di Clean Cities mostra infatti che nelle capitali europee il favore verso i veicoli autonomi è ancora tiepido: 37% di sostegno, 35% di opposizione e un 28% di indecisi, mentre l’83% degli intervistati chiede soprattutto più e migliori servizi di trasporto pubblico.