Robotaxi in Europa, perché Volkswagen, Mercedes e Waymo accelerano comunque

La corsa ai robotaxi in Europa entra in una fase concreta: tra Londra, Amburgo e Zagabria i costruttori e le big tech spingono sull’autonomia urbana, ma il mercato resta tutto da costruire

Robotaxi in Europa, perché Volkswagen, Mercedes e Waymo accelerano comunque
© Uber

Luca TalottaLuca Talotta

Pubblicato il 1 aprile 2026, 10:21

La spinta dei costruttori

Volkswagen è probabilmente il costruttore europeo che ha dato il segnale industriale più chiaro. Attraverso MOIA ha presentato la versione di serie dell’ID. Buzz AD, definendola come il primo veicolo completamente autonomo del gruppo pensato per servizi di mobilità, inserito in una soluzione chiavi in mano che comprende anche piattaforma software e gestione operativa. Il gruppo ha indicato Amburgo come punto di partenza e ha spiegato che dal 2026 punta a portare su larga scala la mobilità autonoma sostenibile in Europa e negli Stati Uniti. Reuters aveva già riferito che Volkswagen fornirà a Uber migliaia di van elettrici a guida autonoma negli Usa, con primo debutto commerciale a Los Angeles nel 2026 e con presenza iniziale di un operatore a bordo nelle fasi di test e lancio.  

Mercedes-Benz si muove in modo diverso ma non meno ambizioso. Il gruppo ha annunciato a gennaio 2026 di voler accelerare sul proprio ecosistema robotaxi basato sulla nuova Classe S, con sviluppo SAE Level 4 insieme a partner come NVIDIA e Momenta. Il punto strategico, per Mercedes, è chiaro: usare il proprio know-how su sicurezza, ridondanze e architettura software MB.OS per entrare nel mercato robotaxi non come semplice fornitore di auto, ma come piattaforma tecnologica. La casa tedesca parla esplicitamente di una base pronta per servizi driverless in America, Asia, Europa e Medio Oriente. È una mossa che conferma come anche il segmento premium non voglia restare fuori da un business che, almeno sulla carta, può ridefinire il concetto stesso di mobilità urbana a pagamento.  

Waymo, da parte sua, non rappresenta un costruttore tradizionale ma il riferimento tecnologico più avanzato del settore. Reuters ha riportato che la società di Alphabet punta a lanciare il proprio servizio completamente driverless a Londra entro il quarto trimestre del 2026. Sul sito ufficiale Waymo ha già aperto una sezione dedicata al Regno Unito, segnale che l’espansione europea non è soltanto teorica ma parte di una roadmap già definita. Londra, in questo senso, vale moltissimo: non solo per dimensione e visibilità internazionale, ma perché può diventare il banco di prova normativo, reputazionale e commerciale per un’eventuale espansione nel resto del continente.  

In parallelo, si è aggiunto un altro tassello che rende il quadro ancora più competitivo. Il 26 marzo Reuters ha riferito dell’accordo tra Uber, Pony.ai e Verne per lanciare a Zagabria il primo servizio commerciale di robotaxi in Europa, con test già avviati su strada e obiettivo di scalare fino a migliaia di veicoli nei prossimi anni. Questo significa che il continente non è più solo un laboratorio regolatorio: sta diventando un mercato conteso, con operatori americani, cinesi ed europei pronti a presidiare le città prima che le regole e le abitudini degli utenti si consolidino.  

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