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Jaguar XJ220: la sua storia

Che storia particolare, quella della Jaguar XJ220. Alcuni l'hanno definita "la supercar più sfortunata di sempre". Ci può stare, e non solo per quel primato di auto di serie più veloce del mondo perso in poco tempo, ma anche e soprattutto per lo scarso successo commerciale ottenuto da un modello che avrebbe, chissà, meritato più fortuna.

UNA MACCHINA AMBIZIOSA

Il progetto della Jaguar XJ220 nasce negli anni '80, venendo ultimato alla fine del decennio. L'idea della Casa britannica è quello di offrire un modello che potesse essere concorrenziale ai Marchi di supercar più blasonati, ma non solo. Le ambizioni sono tante. Si vuole costruire una macchina veramente potente, con tutta l'intenzione di renderla la vettura di serie più veloce sul pianeta.

Per farlo, lo staff Jaguar stringe un accordo con la Tom Walkinshaw Racing, factory da competizione ma anche produttrice di piccole sportive stradali, creando la propria divisione Jaguar Sport. Il capo produzione Jim Randle mette nel mirino le concorrenti Ferrari F40 e Porsche 959: batterle sarà impesa difficile, ma il Marchio inglese ha le sue armi.

Randle si ispira alla XJ13, macchina da corsa che gareggiò a Le Mans negli anni '60, aggiornandola con un V12 da ben 6.2 litri a quattro alberi a camme e oltre 500 CV con trazione integrale. Sono questi, i dati tecnici del prototipo, presentato nel 1988 al British Motor Show. Nel dicembre 1989 inizia la prima produzione di serie, limitata a 220 esemplari (un omaggio al nome già scelto, XJ220). Qualora avessero avuto fortuna, Jaguar avrebbe aumentato il numero a 350.

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IL RECORD DI NARDÒ E IL DECLINO

Nel 1991 Jaguar presenta il modello di serie, ma rispetto al prototipo, molto è cambiato. Innanzitutto, niente V12: Jaguar alla fine opta per il primo V6 della sua storia, un propulsore da 3.5 litri di cubatura e 542 cavalli di potenza. Poi, la trazione: in origine integrale per emulare la Porsche 959, nel modello in produzione è solo posteriore. Comunque, l'accelerazione da 0 a 100 km/h avviene in 4 secondi netti. Ci sono gli estremi per provare il record di auto stradale più veloce del mondo.

E così, nel 1992 Martin Brundle - che, oltre alla F1, aveva già fatto bene con le BMW da competizione della Tom Walkinshaw Racing e che alla fine degli anni '80 a bordo della Jaguar XJR-9 ha vinto il mondiale prototipi e la 24 Ore di Daytona - porta la XJ220 a toccare i 349,4 km/h sulla pista pugliese di Nardò. Primato che sfugge già un anno dopo, quando la McLaren F1 raggiunge i 355 orari.

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Sembra quasi un presagio. Perché da quel momento, la storia della XJ220 prende una piega diversa, negativa e purtroppo definitiva. Il successo commerciale non arrivò, e l'auto si fermò a soli 280 esemplari totali prodotti. Alcuni l'hanno definita "la supercar più sfortunata di sempre": può capitare, se però hai dichiarato ambizioni che altri non hanno mai osato.