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Quando la Mazda RX-7 superò i 380 all’ora

Quando la Mazda RX-7 superò i 380 all’ora

Il record sul lago di Bonneville che spedì dritta la sportiva giapponese negli annali dell’automobilismo

di Diego D'Andrea

16 marzo

Da dove arriva l’amore per la velocità? Difficile dirlo. Da un lato è un’attitudine, qualcosa di innato; dall’altro, una specie di droga con una forte componente di sfida. L’ansia perenne di superare il limite. La capacità di riuscire ad andare sempre un po’ oltre. Il luogo del pianeta dove tutto ciò tocca il suo apice, è senza dubbio il lago salato di Bonneville, nello stato dello Utah, Stati Uniti. Un santuario dei motori dove ogni anno, sul sacro altare dei chilometri orari, vengono immolate ore e ore di ricerca, preparazione e progettazione, il tutto con un unico scopo: essere i più veloci del pianeta nella propria categoria. Era l’agosto del 1986, quando una Mazda RX-7, preparata dal tuner californiano Racing Beat, riuscì nell’impresa.

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MAZDA RX-7: IL RECORD

Equipaggiata con un birotore turbo 13B accreditato di una potenza di 500 CV a 8.400 giri/min, la sportiva giapponese riuscì a toccare la velocità massima di 383,7 Km/h, stabilendo un record di velocità su terra che annichiliva il precedente primato di quasi 80 km/h. Al volante c’era il giornalista, ed esperto pilota, Don Sherman. Ma quello di Racing Beat del 1986 non fu l’unico successo con una Mazda. Nel 1995 arrivò un nuovo record, sempre a Bonneville, con una RX-7 di terza generazione che sfiorò 390 Km/h. Ma fu sicuramente l’impresa del 1986 a far finire questo incredibile gioiello giapponese, dritto negli annali automobilistici. 

MAZDA RX-7: UN PO’ DI STORIA

Prendi uno shaker. Mettici dentro, piacere di guida, design mozzafiato e un affascinante motore rotativo. Poi agita bene il tutto, e la Mazda RX-7 è servita. Non un’auto qualunque, ma uno dei modelli leggendari nella storia del brand nipponico; una sportiva emozionante e fuori dal coro, che negli anni successivi al lancio (1978), seppe affermarsi fino a diventare il modello con motore rotativo più venduto della storia. 
La prima generazione di RX-7 (piattaforma "FB"), uscì in Giappone nel 1978. Fu un successo immediato. Un peso a secco poco oltre la tonnellata e i 100-135 CV della 12A (a seconda del mercato) erano un biglietto da visita niente male. La maneggevolezza, poi, era straordinaria, grazie alla disposizione del motore centrale-anteriore, che favoriva una distribuzione del peso quasi perfetta. Tutti questi elementi, uniti ad un’aerodinamica evoluta, regalavano un piacere di guida fuori dal comune. Il 12A da 1.246 cm3 a doppio rotore, in Giappone fu successivamente affiancato dalla versione turbo da 160 CV, mentre in Nord America arrivò un propulsore 13B leggermente più grande, a iniezione.
La seconda generazione RX-7 ("FC") fu introdotta nel 1985  e si caratterizzava per un design ispirato all’universo Porsche. Non mancavano a bordo interessanti novità tecniche come il DTSS (Dynamic Tracking Suspension System) e il turbocompressore. Il 13B da 1,3 litri era presente su tutti i mercati, e sebbene la RX-7, inizialmente, in Europa, fosse stata proposta con un motore aspirato da 150 CV, in seguito arrivarono anche le turbo da 180 e 200 CV. Le performance delle versioni più potenti parlavano chiaro: scatto da 0-100 km/h in 6 secondi, e una velocità massima di 240 km/h.
La terza e ultima generazione ("FD") del 1992 adottava un nuovo turbocompressore capace di  prestazioni ancora più esaltanti: lo sprint da 0-100 km/h scendeva a 5,3 secondi, mentre la velocità massima toccava quota 250 km/h (limitata). Sfortunatamente, la sua commercializzazione fu interrotta in gran parte d’Europa a partire dal 1996 a causa delle normative sulle emissioni. Ma il mito della RX-7 è vivo e vegeto, soprattutto tra coloro che ne conservano ancora una gelosamente in garage.

Mazda RX-7: la gallery

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È stata la sportiva con motore rotativo più venduta della storia. Una coupé che ha saputo lasciare il segno, su strada, e in pista

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