Da tempo si parla del rilancio della De Tomaso, il cui marchio è stato rilevato l’anno scorso da Gian Mario Rossignolo, imprenditore torinese con alle spalle una lunga esperienza ai vertici di Fiat e di altre aziende italiane e internazionali.
Con un simile biglietto da visita l’avventura senza dubbio impegnativa del rilancio della De Tomaso sembra avere solide basi, tanto da avere raccolto la fiducia della Regione Piemonte, che ha acquistato gli stabilimenti Pininfarina di Grugliasco per affittarli alla rinata De Tomaso.
Si sa che la futura gamma si baserà su tre modelli inediti: la crossover Tosca, attesa nel 2011, una berlina sportiva di lusso e una coupé, il cui lancio è previsto entro il 2013.
La produzione a regime sarà di 8.000 vetture all’anno: 3.000 crossover (il designer Lorenzo Preti ne ha anticipato le linee) altrettanti esemplari dell’ammiraglia e 2.000 coupé. Poche notizie sono trapelate finora sulle caratteristiche tecniche: si sa però che i tre modelli adotteranno un originale telaio in alluminio del tipo space frame, realizzato sulla base di una tecnologia produttiva brevettata da Rossignolo, denominata Univis. Il motore sarà invece un V8, probabilmente di derivazione americana: potrebbe essere fornito dalla Ford, come gli otto cilindri che equipaggiavano la Pantera e la Mangusta, ma non mancano i possibili legami con General Motors e soprattutto con la Chrysler, che è ormai parte integrante della Fiat, di cui Rossignolo è stato un dirigente e con cui ha molteplici contatti. L’ultima traccia alla ricerca di quale motore equipaggerà le nuove De Tomaso porta invece in Germania, a Ingolstadt, dove ha sede l’Audi, che a metà degli anni Novanta aveva già fornito i suoi V8 all’Isotta Fraschini, nel tentativo, ben presto fallito, di far rinascere il celebre marchio, unendo le capacità produttive della carrozzeria Rayton Fissore, allo stabilimento calabrese di San Ferdinando e ai miliardi di lire di contributi erogati della Stato.