Quando si presentava una monoposto nuova, neanche troppi anni fa, il progettista aveva una frase standard: “Dell’anno scorso abbiamo mantenuto solo i dadi ruota”. Be’, non è più così, almeno non per tutti. Da quando, nel 2010, sono stati aboliti i rifornimenti, a dettare i tempi di un pit-stop non è più la quantità di carburante da immettere ma l’abilità di chi cambia le gomme. E si è scatenata la guerra del dado.

La Ferrari una volta aveva qualcosa da insegnare. L’anno scorso, al Gran Premio d’Italia, Alonso partì male ma vinse grazie a un pit-stop più rapido di quello di Button. Meno male, si disse, che non se la giocava contro una Red Bull. Perché già da allora, gli uomini di Adrian Newey erano i migliori ai box.
 
E al Gran Premio d’Europa 2011 com’è andata? A Valencia Alonso si è liberato subito di Hamilton al via, ha inseguito Webber, poi è entrato in corsia box assieme a Vettel, che al giro prima aveva tre secondi e mezzo di vantaggio su di lui. Cronometraggio ufficiale della sosta, dal momento in cui si sollevano le ruote a quando la vettura riparte: 3”6 per il tedesco della Red Bull, 4”1 per lo spagnolo della Ferrari.

A questo punto va fatta una premessa: i tempi che si leggono alla televisione non sono quelli rilevati dalle squadre, bensì dai sensori della Federazione Internazionale dell'Automobile. I valori importanti sono due: quello di arresto puro e semplice, fra i 3 e i 4 secondi, e quello complessivo trascorso in pit-lane dall’istante della decelerazione a ingresso corsia, fino alla successiva accelerazione al termine della pit-lane. Questo tempo comprende anche la sosta vera e propria e, a seconda delle piste, è fra i 20 e i 25 secondi.

La Ferrari però si misura i propri tempi di arresto, che differiscono leggermente da quelli visti in tv rilevati dalla Fia: i dati Ferrari per le tre soste dei suoi piloti sono: per Alonso 4”, 3”6, 3”2 (invece che 4”1, 3”7, 3”4). per Massa 3”8, 8”6, 3”3 (invece che 3”7, 8”6 e 3”5). La discordanza è di 1/2 decimi, non di più. Tempi abbastanza buoni, a parte la seconda sosta di Felipe andata male per colpa della filettatura di un dado - il posteriore sinistro - che si è spannata.

Addirittura, misurando solo il tempo che intercorre fra quando la vettura è sollevata sui cavalletti e quando ritorna giù, la Ferrari sarebbe scesa due volte sotto i 3 secondi. Cioè prossima a quei 2”9 che dovrebbero essere il record - misurato però in fabbrica, non in corsia box - per un pit-stop della Red Bull. Secondo la Ferrari, quindi, la storia dei pit-stop lenti sarebbe una leggenda metropolitana.

"In tre soste - ha spiegato Stefano Domenicali - Alonso ha perso tre decimi e mezzo da Vettel. Con Webber è andata peggio (circa sette decimi, ndr), ma alla fine siamo stati davanti noi". Però è una realtà che la Ferrari ad ogni gara appare regolarmente qualche decimo più lenta della Red Bull. Ad esempio, nella prima sosta Fernando ha perso cinque decimi pieni da Vettel.
 
Ma qui esiste una spiegazione di Maranello: il box Ferrari è “incastrato” fra quelli di McLaren e Mercedes. Quando anche loro hanno gli uomini fuori per il cambio gomme (in quel momento per Button e Schumacher) il pilota in arrivo deve “dribblare” i meccanici avversari. E in quel momento rischia anche di non posizionarsi in maniera perfetta per i suoi che lo aspettano con i cavalletti. Il problema di Massa, invece, riguarda il dado ruota e non è una novità quest’anno.

La Ferrari è l’unico team che davvero non ha cambiato (o almeno non di molto) i suoi dadi ruota rispetto al 2010. Altre volte, in maniera discreta, la squadra ha dato la responsabilità a Felipe per non essersi fermato esattamente nel punto previsto. Comunque si nota bene che in un pit-stop perfetto, la ruota nuova va in posizione praticamente nello stesso momento in cui la pistola è inserita nel cerchio per stringere il bullone. Probabile che stavolta sia stata azionata troppo in fretta, e che il dado non fosse perfettamente centrato. La coppia applicata dalla pistola ha fatto il resto.