CAPITALI indiani (Tata Group), top management ed engineering tedeschi (il Ceo Ralf Speth e il responsabile ricerca e sviluppo Wolfgang Epple) e design inglese (Gerry Mc Govern per Land Rover, Ian Callum per Jaguar): sono questi gli ingredienti, mescolati con grande equilibrio, che spingono sempre più in alto Jaguar Land Rover Automotive nella costruzione di gamme di prodotto che mirano ad allinearsi, per ampiezza, ai giganti premium tedeschi. E fra le novità c’è il nuovo Discovery Sport, lo Sport Utility compatto che segna la nascita di una nuova famiglia all’interno della rinnovata strategia di Land Rover che punta a coprire, in posizione di leader, l’area del lusso, con la gamma Range Rover (Range Rover, Range Rover Sport ed Evoque), quella del tempo libero chiamata “Leisure” con i Discovery (normale e Sport), e quella definita “Dual Purpose” con i modelli più off-road raggruppati intorno al futuro Defender. Scompare dunque il Freelander e il suo posto viene occupato proprio dal Discovery Sport, un Suv che ha pochi legami con l’attuale Discovery “normale” che rimarrà in produzione fino all’arrivo del nuovo. E che sarà sostituito da un modello tutto nuovo che sarà più lungo rispetto al Discovery Sport, ma anche più fuoristradistico. Sport, come accade con i Range, è il nome che indica le dimensioni relativamente contenute: il Discovery Sport è lungo 4,59 metri, 34 cm in meno rispetto al Discovery attuale e 8 in più rispetto all’ Evoque, e già nelle dimensioni dichiara di essere un’auto di conquista. Citazioni stilistiche delle altre Land Rover ce ne sono ben poche, come la griglia a maglie esagonali nel frontale, per il resto Discovery Sport è un Suv completamente nuovo caratterizzato da un design molto dinamico (molto buono, per questa categoria di vetture, il Cx di 0,36), dal baricentro basso, dagli sbalzi ridotti legati al lungo passo (2,74 m) e da un look ben piantato sulla strada. “Il design dinamico della Discovery Sport eserciterà un forte richiamo emotivo sui nostri clienti, ma anche su una generazione di acquirenti completamente nuova” spiega Gerry McGovern, Design Director e Chief Creative Officer Land Rover, “Abbiamo impedito che la funzionalità prendesse il sopravvento sulla progettazione, e viceversa: versatilità interna e capacità in off-road sono entrambe da primato della classe”. Non è un equilibrio facile da raggiungere quello di cui parla McGovern, e sotto il profilo della funzionalità Discovery Sport può vantare numerosi atout, come la configurazione a 5+2 posti, ma non c’è dubbio che questa volta sia stato il design a tracciare la rotta e che gli ingegneri abbiano dovuto mettersi in scia. La nuova Discovery, infatti, è un Suv di indubbio appeal che, nella visione di McGovern, sarà però prevalentemente usata in città, sull’asfalto, e quindi contiene tante soluzioni stilistiche e tecniche più vicine a un’automobile che a un veicolo off-road. Discovery Sport, offerta sia in versione 4x4 sia con la sola trazione anteriore, ha una scocca leggera, robusta e rigida realizzata con materiali ad alta resistenza come l’acciaio al boro (nei montanti), o il magnesio per la traversa inserita nel frontale. All’asse posteriore debuttano le sospensioni Multilink che, oltre a consentire di ricavare il vano dove scompaiono i due sedili supplementari e a permettere l’escursione longitudinale del divano posteriore, portano diversi vantaggi come l’agilità nella marcia stradale e la compostezza di reazione quando ci si muove in fuoristrada. Impegnata nell’avvio della produzione della nuova famiglia di motori modulari Ingenium, Land Rover propone ancora i 4 cilindri turbocompressi, diesel e benzina ottimizzati sotto il profilo dell’efficienza ma dotati di cavalli sufficienti per una guida dinamica, in sintonia con quanto le sue forme promettono. Due sono le versioni del 2.2 turbodiesel — TD4 da 150 cv e SD4 da 190 cv, con una coppia identica di 420 Nm a 1.700 g/min — alle quali nel corso del 2015 si affiancherà l’ED4 accreditato di emissioni di CO2 pari a 119 g/km; a benzina la proposta si limita al 2 litri turbo da 220 cv. Per il cambio si può scegliere fra il manuale a 6 marce e l’automatico ZF a 9 rapporti e per la trazione integrale fra l’Active Driveline, che commuta automaticamente la trazione da 4x2 a 4x4 (e viceversa), e il sistema di trazione integrale permanente Efficient Driveline che varia continuamente la distribuzione della coppia fra i due assali. Equipaggiato con il collaudato Terrain Response con quattro programmi di guida, Discovery Sport, che ha una luce libera da terra di 21,2 cm, monta il nuovo dispositivo Wade Sensing che rileva la profondità del guado informando in anticipo il guidatore se si rischiano di superare i 60 centimetri, il massimo guadabile. In Land Rover definiscono Discovery Sport una suite di tecnologie off-road, ed effettivamente la lista dei dispositivi di sicurezza è lunghissima: dal sistema antiribaltamento al controllo di stabilità e trazione, dal controllo della velocità in discesa al rilascio progressivo dei freni in salita (Discovery Sport supera pendenze fino a 45°). Ricca è anche la dotazione di assistenze al guidatore, standard oppure optional, mentre debutta in prima assoluta per un Suv l’airbag per la protezione dei pedoni che, a velocità comprese fra 15 e 35 km/h, fuoriesce in 60 millisecondi dal rilevamento dell’impatto.

Land Rover Discovery Sport, SUV sportivo per famiglia - Abitacolo 7 posti 2 a scomparsa

Radicalmente innovativa nelle forme esterne, Discovery Sport inaugura all’interno un nuovo linguaggio stilistico, una grafica priva di citazioni di rilievo di altri modelli ma di chiara impronta Land Rover. “C’è voluta tanta creatività”, ammette il chief designer Gerry McGovern, ”ma sento di poter definire sensazionale il risultato raggiunto, perché siamo riusciti a realizzare degli interni premium ma non ricercati”. Discovery Sport, del resto, vuole essere un Suv sportivo compatto che guarda soprattutto alla famiglia (ovviamente moderna, dinamica e benestante), e quindi anche l’attenzione all’estetica dei dettagli è sempre ispirata dalla funzione. Offre la soluzione 5+2 che prevede (da noi come optional, ma standard per il mercato americano) due sedili supplementari a scomparsa destinati ai bambini o agli adulti, ma per spostamenti veramente brevi. L’adozione del ponte posteriore multilink ha permesso di disegnare un vano bagagli di forma regolare, ben sfruttabile e di facile accesso, mentre il passo abbondante porta l’abitabilità, per chi siede dietro, a sfiorare i livelli del grande Range per quanto riguarda gambe, ginocchia e testa. A partire dalla versione SE, i sedili posteriori hanno lo schienale reclinabile e possono scorrere avanti e indietro con un’escursione di 16 cm. Con gli schienali in posizione eretta la capienza del baule raggiunge i 981 litri, valore ottenuto grazie all’adozione della ruota di scorta minispare. Di serie c’è il sistema di infotainment che ha il suo cuore nello schermo Touchscreen da 8” e alla connettività provvede la tecnologia inControl Apps sviluppata su base Bosch SoftTec. Novità assoluta l’Head Up Display che proietta sul parabrezza, davanti al guidatore, i dati più importanti relativi alla guida. Piero Evengelisti