"Le berline classiche, quelle di taglia large, con quattro porte e un grande bagagliaio, hanno ancora molto da dire nel panorama automobilistico mondiale, sia sotto il profilo stilistico sia dal punto di vista commerciale”.  E’ una certezza per Laurens van den Acker, Direttore del Design Industriale di Renault, espressa in occasione della anteprima mondiale della nuova Talisman che ha riportatoRenault a frequentare le parti alte del mercato. “La chiave del successo di una berlina di questa taglia sta nelle proporzioni”, sottolinea Alexis Martot, responsabile del design esterno della Talisman,”fondamentale è raggiungere l’equilibrio ottimale fra i volumi evitando che il bagagliaio, che deve comunque essere generoso in termini di volume, appesantisca la linea della vettura”. Talisman, che al salone si presenterà anche in versione station wagon, rappresenta per van den Acker un passaggio cruciale, il secondo, dopo nuova Espace, nella fascia premium dove il suo predecessore, Patrick le Quément, con l’insolita Vel Satis non ha avuto successo. Di premium, comunque, in casa Renault non si parla, “perché”, come spiega van den Acker, “Talisman è un’espressione del lusso francese coniugato con un’elevata qualità costruttiva, una qualità che scaturisce anche dalle forme, forse meno innovative rispetto a quanto accadeva in passato, ma di sicuro impatto”. Si tratta di una concessione al mercato solo apparente, perché dal 2010, l’anno in cui il cinquantenne designer olandese, che arrivava da Mazda, ha preso le redini dello stile della Casa della Losanga, in Renault il design ha assunto un peso più rilevante nella definizione e nello sviluppo di un nuovo modello che deve, prima di tutto, conquistare, sedurre gli automobilisti con la sua linea. “Passion for life”, il nuovo motto di Renault, sintetizza la filosofia che punta a costruire “automobili da vivere, capaci di trasmettere la passione che noi ci mettiamo nel progettarle”, spiega van den Acker, “la pura bellezza di una linea conta fino a un certo punto, perché la linea più bella, come diceva Raymond Loewy, è quella che indica la crescita nel grafico delle vendite di un nuovo modello”.   È UNA CITAZIONE curiosa dell’estroso designer delle originalissime Studebaker che ricorre spesso nelle interviste al designer olandese, ma è un richiamo che non può non fare piacere a Carlos Ghosn, il piccolo zar che guida l’Alleanza Renault – Nissan con occhio particolarmente attento ai profitti di entrambi i brand che, con il moltiplicarsi dei crossover francesi (Captur e Kadjar), diretti concorrenti di quelli nipponici ( Juke e Qashqai), potrebbero trovarsi ad affrontare una pericolosa competizione in famiglia. “Non c’è motivo di preoccuparsi”, afferma, con serenità, van den Acker, “perchè il linguaggio stilistico usato dalle nostre auto è completamente diverso da quello delle Nissan, e, di conseguenza, cambia anche il target di riferimento”. E’ un ragionamento che ci si aspetterebbe da un uomo di marketing e non da un designer, ma finora, e cioè da quando si è insediato a capo del design nel Technocentre, la fortezza di cemento dove nascono la forma e la struttura delle nuove Renault, Laurens van den Acker non ne ha sbagliata una. Il suo arrivo, poi, ha coinciso con la nascita della partnership fra l’Alleanza e Daimler, uno scambio di tecnologie e know-how (quello di azioni tra le due società è marginale) che sembra funzionare anche se Twingo, gemella di smart forfour, non è ancora stata premiata dal mercato nella misura che meriterebbe. La collaborazione dei tedeschi nella realizzazione di Talisman si è limitata ai processi produttivi nella fabbrica di Douai, ma è comunque un intervento importante perché, come ricorda van den Acker (ma tutti i designer sono concordi) “se oggi noi designer godiamo di una straordinaria libertà creativa ciò dipende dal fatto che le tecniche di produzione sono in grado di seguire con precisione millimetrica le linee che tracciamo, anche le più stravaganti”. Quest’ultimo non è il caso del chief designer di Renault che, chiamato a definire il nuovo stile della casa, ha puntato tutto sulla sostanza delle forme, enfatizzando, su ogni nuovo modello, la sacra losanga, che non è più soltanto una firma ma che è divenuta l’icona di un ben preciso modo di fare le automobili, quel “savoir faire” che, partendo da champagne, profumi e haute-couture, ha fatto da poco il suo ingresso nel mondo dell’auto transalpina. IL SAVOIR FAIRE, poi, è un abito più facile da indossare, più versatile e meno rigoroso rispetto al premium, per un costruttore generalista come Renault che in questo momento in Europa può contare su due bestseller come Clio e Captur. Ma gli esami, come si sa, non finiscono mai, e il prossimo, per van den Acker, è rappresentato dalla sua prima Mégane, che debutta a Francoforte, la media di Renault che, sotto il profilo del design, deve diventare un elemento di continuità fra Twingo e Clio, da una parte, e le grandi Espace a Talisman, dall’altra. Un modello, insomma, che dovendo competere, fra le tante, con Volkswagen Golf, dovrà esprimere quel design di qualità che caratterizza tutte le Renault che portano la firma di Laurens van den Acker. Piero Evangelisti