Il cambio automatico, pregi e difetti

Il cambio automatico, pregi e difetti

Confortevole, ma bisogna trovare un compromesso quando si guida

di Siegfried Stohr

13 aprile 2016

Il cambio automatico ragiona, ma ragiona come vuole lui. Comodo e fantastico, a volte, come nella guida in discesa, non mi soddisfa. Se poi volete trovare con lui un compromesso nella guida EcoDriving, lasciatelo in manuale e crescete le marce; quando ci sarà da scalare invece lo farà lui. Nei camion è persino collegato col GPS e, dato che legge anche le altimetrie, prima di affrontare una salita scala sempre una marcia.

Sulle auto più sportive si va diffondendo il cambio a doppia frizione: molto efficace nella guida sportiva, permette al guidatore di concentrarsi sul volante, e anche di frenare col piede sinistro, anche se il pedale viene lasciato dal costruttore al solito posto. Per chi come me insegna la tecnica di guida si perde un bel po’ di abilità, anche senza scomodare il punta tacco.

Il presidente della FIA, ossia la Federazione che governa le corse, Jean Todt va in Vaticano dal Papa a perorare la causa della sicurezza stradale. Insieme a lui l’onnipresente compagna Michelle Yeoh, ex attrice nel film di 007 e ora, guarda guarda, presentata “urbi et orbi” come “Ambasciatrice per la sicurezza stradale”.

Le sue competenze per svolgere questo ruolo ci sono ignote, leggermente più noti i titoli dei suoi i film: “Memorie di una Geisha”, “La Mummia”, “Il domani non muore mai”. E neanche il nepotismo.

Un incidente stradale è come la scena di un crimine. Per questo, quando faccio le perizie, non mi accontento delle fotografie e delle planimetrie: bisogna sempre fare un sopralluogo sul posto, guardare la strada, le pendenze, l’asfalto, e rendersi conto di come potevano guidare le persone coinvolte. E poi ci sono le tracce dei pneumatici, vero DNA di scarrocciamenti, frenate disperate (anche con ABS), testa coda. Un fotografo ne ha tratto un libro: “Karabolage”.

In America sono bravi a scoprire l’acqua calda: qualcuno parla di “Multitasking” per indicare la capacità di fare più cose contemporaneamente. Basta girare nei nostri centri urbani per vedere che chi guida contemporaneamente fuma e telefona: multitasking ma poco driving!

Quando ho fretta mi accorgo che guido in modo stupido: cioè accelero inutilmente e poco dopo scopro che devo frenare. Poi mi accorgo che non guadagno nemmeno tempo, il che mi fa sentire ulteriormente stupido. Ma se mi guardo intorno vedo altri stupidi: pardon, solo gente che come me ha fretta.

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