E sono 102 candeline. Tra un passato competitivo, di altissimo livello, e la celebrazione di un rito di regolarità che si ripete. Targa Florio è LA corsa. Lo è stata per le 61 edizioni disputate sui circuiti vari ricavati tra le Madonie, più un passaggio strettamente palermitano, sul circuito de La Favorita. Per dirla correttamente e in modo comprensibile anche ai non-siciliani, la Targa è ‘A Cursa. Piazza Verdi a Palermo è pronta ad accogliere i circa 150 equipaggi che dal 4 ottobre affronteranno un viaggio tra colori e storia della Sicilia occidentale, sapori e bellezze, artistiche e paesaggistiche. 

Quattro giornate per toccare con le auto storiche della Targa Florio Classic e le Rosse del Ferrari Tribute, punti iconici dell’isola. Monreale ed Erice e, ancora, Cefalù, per dire di alcuni. Palermo cuore pulsante della Targa, che si concluderà ancora in Piazza Verdi e vedrà i vincitori delle varie categorie premiati al Teatro Massimo. Con una novità: l’istituzione del premio Coppa delle Dame, in onore della prima donna ad aver corso la Targa, quella Maria Antonietta Avanzo cantata nei versi di D’Annunzio e protagonista nel 1920 sul circuito delle Madonie. Due partecipazioni, poi la Mille Miglia del 1928, fino a correre Indianapolis nel 1932. La classifica Prove di Media, invece, è titolata a Ugo Sivocci, vincitore della Targa Florio del 1923 e padre del simbolo del Quadrifoglio.

La storia della Targa è fatta di nomi monumentali, i grandi marchi a primeggiare, il testa a testa Porsche-Alfa Romeo, 32 a 30 nel computo di arrivi tra i primi tre. Undici vittorie contro 10. E Ferrari, poi Lancia e quella Bugatti che, la Targa, la vinse con Albert Divo, nome tornato in auge grazie alla specialissima hypercar dedicata al pilota transalpino.

Edizioni competitive disputate sui 148 chilometri del “lungo” delle Madonie, circuito poi ridotto negli anni ai 108 km, fino al Piccolo circuito delle Madonie, 72 km che furono teatro dell’ultima edizione competitiva nel 1977. Storie di case automobilistiche e di piloti, le vittorie dei Maglioli, dei Vaccarella, dei Gendebien, e poi dei Villoresi, Varzi, Nuvolari, Taruffi: nel 1954 l’affermazione con Lancia, oggi, il ricordo dei 30 anni dalla scomparsa.

All’ombra del teatro Verdi è tutto pronto per celebrare ancora un rito senza tempo.