C’è stata da subito fiducia tra le famiglie Agnelli e Peugeot, entrambe capaci di evolvere il capitalismo familiare in un assetto manageriale elettivo, con un leader scelto per accelerare i processi produttivi verso una dimensione più globale. E’ stato così con Sergio Marchionne, che nel 2009 creò le basi per Fiat Chrysler Automobiles come la conosciamo oggi. Ora il testimone ideale passa a Carlos Tavares, diverso per studi e per una estrazione più schiettamente automobilistica. La persona giusta insomma, che già tre anni fa aveva pubblicamente manifestato la disponibilità a fare da numero 2 al compianto Sergio. E non a caso, probabilmente è proprio il mabnager portoghese a raccoglierne l’eredità in senso compiuto e completo. 
In lui John Elkann ha trovato il fattore accelerante che era mancato nella trattativa di giugno con Renault. A Carlos Tavares si deve l’attenzione a circoscrivere la trattativa in poche settimane, con una riservatezza che ha colto di sorpresa tutti coloro che non lo conoscevano. Nato a Lisbona 61 anni fa, si laurea in ingegneria meccanica all’École Centrale Paris nel 1981 e nello stesso anno inizia la sua carriera in Renault, indirizzato fin da subito verso i due progetti che cambieranno il volto del marchio della Losanga, ovvero Clio e la Mégane. Guardando all’accordo con Fca e al ruolo strategico della sua divisione americana, diventa cruciale oggi l’esperienza di Tavares a capo delle operazioni Nissan in America dal 2009, prima di spiccare il definitivo volo verso i vertici dell’Alleanza Renault-Nissan a fianco del numero uno Carlos Ghosn, di cui diventa braccio destro indiscusso fino al 2013, quando proprio il manager brasiliano ne avverte un potenziale pericolo in termini di capacità e familiarità con le logiche industriali dell’auto.
Per Tavares è un divorzio che entro pochi mesi si trasforma in una occasione irrinunciabile di rivincita. Nel 2014 assume la leadership del gruppo PSA e lavora tanto pesantemente alla razionalizzazione del gruppo da guadagnarsi la fama di tagliatore di costi, quando la realtà racconta di rapporti leali con i sindacati (in questo le similitudini con Marchionne sono impressionanti) e di ottimizzazione forsennata dell’offerta di modelli. Che prova di persona, come raccontano le sue sortite sulla pista di prova Psa di Sochaux, da ingegnere-pilota-tester quale si è sempre considerato. Comunque con risultati eloquenti. 
Il 6 marzo 2017, PSA ufficializza l’acquisizione di Opel da General Motors per 1,3 miliardi di euro, oltre alle attività finanziarie europee della stessa Gm per altri 900 milioni di euro. Quali risultati abbia ottenuto Tavares a riguardo, lo racconta il bilancio 2018: Opel ha chiuso con un fatturato di 18,306 miliardi di euro e un utile operativo di 859 milioni di euro, per la prima volta dopo 20 anni di conti in rosso. Proprio vero, la persona giusta al posto giusto e nel momento giusto.