Per chiunque nato a cavallo fra gli anni ’80 e ’90 la parola Nismo ha un sapore tutto speciale. Proprio in quegli anni l’Europa veniva invasa da un nuova schiera di automobili fino a quel momento sconosciute a molti. Il riferimento è al videogioco Gran Turismo, il quale ha la responsabilità di aver portato all’attenzione del grande pubblico auto che fino a quel momento erano “segregate” sul territorio nazionale giapponese, auto come la Toyota Supra, la Mazda RX-7, la Mitsubishi GTO e, infine, la mitica Nissan Skyline. Fu grazie alla perla firmata Polyphony digital che mandrie di giovani smanettoni e malati di motori iniziarono a prendere confidenza con la possente berlina Nissan e con tutte le sue versioni le più pompate delle quali firmate, per l’appunto, Nismo.

La divisione sportiva di Nissan

Se le Nissan Nismo hanno iniziato a sgommare nei nostri salotti a partire dal 1997 circa, la divisione sportiva di Nissan era però nata già da qualche anno: la nascita del marchio (composto dalle parole Nissan Motorsport) risale infatti al 1984 quando Nissan decise di fondere le due distinte divisioni che all’epoca si occupavano del motorsport del marchio, la Oppama Works, responsabile della preparazione delle auto destinate ai clienti e la Omori Works, team “ufficiale” della casa. È quindi da ricercare nel lavoro di queste due divisioni la nascita di alcune delle vetture da corsa più belle e iconiche di tutti i tempi, auto come la Datsun 240Z che corse al Monte del 1972 con Jean Todt (navigatore di Rauno Aaltonen) o come la strepitosa Datsun 260Z, campionessa del campionato Imsa GTU del 1976 con al volante Brad Frisselle.

Le origini della Nismo 

Fu quindi dalla fusione di queste due divisioni che nacque la Nismo, la cui prima creazione fu un’auto estremamente diversa da quello che rappresenta Nismo nell’immaginario collettivo. La base di questa prima auto è da ricercare nella Nissan Saurus, particolare concept car che la casa giapponese presentò al Tokyo Auto Salon del 1987. Di questa piccola barchetta (nella cui linea si possono riconoscere anche auto più moderne come la Lotus 2-Eleven) non se ne fece niente fino a che, nel 1989, la Nismo decise di costruirne una versione da corsa per dare vita ad una particolare serie di gare denominata Saurus Cup e destinata agli aspiranti piloti giapponesi. La neonata vettura da corsa, rinominata Saurus Jr., manteneva inalterate le forme e l’idea alla base del concept ma veniva dotata di un piccolo motore Nissan MA10E, un aspirato da 987cc e singolo albero a camme in testa capace di 70CV a 5.600 giri al minuto. Il motore era collegato alle ruote posteriori attraverso un cambio manuale a 5 rapporti e la macchina appoggiava a terra su quattro ruote da 14” gommate 175/60. Insomma, il massimo della semplicità per il massimo del divertimento, il massimo della semplicità per imparare a guidare e divertirsi, al punto che la Saurus Jr. viene utilizzata tutt’ora in numerosi corsi di guida sportiva in Giappone.

Nissan Skyline GT-R R32

Ecco quindi che, se alla parola Nismo viene quasi naturale associare belve feroci come le varie Nissan GT-R o la possente Nissan R90CP che corse a Le Mans nel 1991, le origini di questo marchio vanno ricercate in una piccola vettura dal dna particolarmente inglese. Incredibile infatti pensare che, dopo la leggera e spoglia Saurus, il secondo prodotto “ufficiale” firmato Nismo sarà la colossale Nissan Skyline GT-R R32, vettura dalle prestazioni incredibili, tanto all’epoca quanto oggi ma, sia in termini di peso che di dimensioni, esattamente opposta all’idea alla base della Saurus.  Introdotta nel 1989, la Skyline GT-R R32 venne affidata alle sapienti mani del dipartimento Nismo per creare le 500 vetture necessarie all’ottenimento dell’omologazione nelle competizioni nel Gruppo A: da questa esigenza nacquero quindi 560 Nissan Skyline GT-R R32 Group A Evolution stradali.

Queste 560 auto, tutte verniciate di grigio canna di fucile e dotate di specifiche appendici aerodinamiche, furono la prima vettura stradale firmata Nismo e tutt’ora rappresentano una specie di “unicorno” nel panorama automotive. Queste speciali Nissan GT-R erano delle vere e proprie race replica, con prese d’aria supplementari e totale assenza sia dell’ABS (vietato nel Gruppo A) che di diversi accessori al fine di risparmiare peso (come il tergicristallo posteriore). Sotto al cofano trovava posto il leggendario sei cilindri in linea RB26DETT alimentato non più da due turbine Garrett T03 ma da due T04B, più grandi e dotate di giranti in acciaio invece che in ceramica, più lente a prendere giri ma più affidabili. Una vera macchina da corsa sotto mentite spoglie, estremamente desiderabile allora - magari per andare a ingarellarsi lungo la Wangan Sen assieme agli amici del Mid Night Club - quanto oggi, rappresentazione su ruote di un modo di fare le auto andato oramai dimenticato. Tuttavia, per la fortuna di chi ha avuto modo di vivere quell’epoca magica, la Nissan R32 fu solo la prima di numerose altre vetture stradali firmate Nismo, auto che vedremo nella prossima puntata.

VIDEO: Nissan Leaf RC Nismo