C’è un presente, con le conseguenze della pandemia ancora tutte da affrontare, ma anche un futuro fatto di sfide da raccogliere per reagire al cambiamento senza farsi travolgere.

Bosch ha presentato i numeri del 2019, sui quali ha pesato la crisi del settore auto, già in sofferenza ben prima dell’avvento del Covid, e che delineano un futuro ancora incerto.

Ma non si è parlato solo di numeri e di fatturato. Bosch è presente in Italia con 19 società, 4 centri di ricerca e circa 6200 collaboratori impiegati, e dunque c’è stata anche l’occasione per per fare il punto su come le aziende hanno risposto al COVID e quali sono le prospettive del Gruppo nella Penisola.

Dalle mascherine al test

“Nel 2019 Bosch in Italia ha sofferto il quadro congiunturale e la debolezza dei mercati” - ha dichiarato Fabio Giuliani, General Manager del Gruppo Bosch in Italia. “A causa del contesto attuale prevediamo un anno sfidante, l’azienda conferma il proprio impegno nel mercato italiano e nel suo potenziale nel lungo termine”.

Nel periodo di maggiore crisi sanitaria, la salute dei dipendenti è stata messa al primo posto da parte dell’azienda, che ha ottemperato da subito ai decreti governativi, applicando le norme di distanziamento e sanificazione e incentivato, dove possibile, il lavoro da casa. Proprio lo smartworking si è rivelato una delle prossime sfide: Bosch ha da subito lanciato un sondaggio tra i propri dipendenti, chiamato “Come va”, per monitorare la reazione a un cambiamento epocale delle proprie abitudini, con risultati positivi che verrano studiati per organizzare i processi produttivi dei prossimi anni.

Una volta messi in sicurezza i lavoratori, il Gruppo ha messo a punto la strategia operativa, per garantire le forniture ai clienti. E nonostante il coronavirus si sia propagato con velocità diverse in tutto il mondo, Bosch ha mantenuto l’impegno di non bloccare l’operatività delle aziende che dipendono dai suoi prodotti.

L’aziende si è dimostrata anche flessibile per rispondere in maniera rapida alle nuove necessità dettate dal coronovirus. Usando il proprio know-how l’impianto di Bari è stato in grado di produrre 2500 mascherine per uso interno, ma non solo. La divisione Healt Care del Gruppo ha sviluppato un dispositivo portatile, il Vivaltyc, per i test di positività rapida al COVID-19. La prima versione era in grado di garantire il risultato in 2 ore, la release successiva lo farà in 45 minuti.

Fatturato in lieve calo

L'impatto della crisi sul fatturato c'è stato, ma non ha avuto effetti dirompenti. Il calo è imputabile al rallentamento di alcuni mercati, come quello Europeo ad esempio, ma soprattutto alla contingenza vissuta dal settore auto che vale il 60% del fatturato totale.

Rispetto al 2018 si è registarato un calo contentuto nel 5,5% grazie ai risutlati positivi delle altre aziende del gruppo, in particolar modo quelle specializzate nel settore tecnico-industriale, e per la situazione positivia vissuta nei mercati nord e sudamericano. Ma in questa situazione ancora instabile, fare previsioni ora sul 2020 è un azzardo

"Nel 2019 - ha detto Georg Wahl, VP Finance and Controlling Bosch Region Italy & Greece la chiusura d'esercizio è stata di circa 78 miliardi di euro, leggermente sotto all'anno precedente, ma realizzato in contesto economico difficile. Ci sono alcuni mercati di riferimento che hanno accusato un calo, per cui esserer venuti fuori quasi alla pari è positvo. In Italia abbiamo Chiuso il fatturato di Gruppo sui 2,25 miliardi di euro, in calo dell'8%. La ripartenza, per noi, sarà su questo dato, ma fare già da oggi previsioni sul 2020 è impossibile. Nei primi mesi l'andamento ha avuto troppe variabili, ci sono situazioni che dobbiamo valutare e approfondire".

Possibili sviluppi

Anche se fare previsioni è impossibile, impostare la linea sulla quale tracciare il futuro è di vitale importanza. "Dobbiamo dimostrare di aver compreso che, passato il momento più buio, la crisi non va sprecata - ribadisce Giuliani - e ripartire in maniera strutturata forti degli insegnameti appresi in questi momenti drammatici".

Quindi Bosch punta forte sullo smart working, quando ovviamente possibile, su dinamiche aziendali veloci iniziando il processo di snellimento della burocrazia interna e sui nuovi e altissimi livelli di sicurezza per la salvaguardia della salute dei dipendenti.

Dal punto di vista produttivo, poi, la sfida è anche più difficile. Come detto, l'auto è centrale per il Gruppo e in Bosch sono consapevoli che, i livelli di produttività toccati nel 2017, non saranno raggiunti, "Anzi, ci si aspetta un 20% in meno", dichiara Giuliani. 

Ma questo dato non corrisponde a un futuro disimpegno del Gurppo nel settore, tutt'altro. La mobilità si sviluppa, cambia. In città ci si muoverà con molte più soluzioni a disposizione, che contemplano il mezzo privato, tanto quanto quello pubblico, comprese quelle di mobilità leggera come monopattini o bici. 

L'auto elettrica è il presente, ma non soppianterà nel futuro prossimo il motore a combusione interna. "Nel 2030 - prosegue Giuliani - due terzi delle auto saranno ancora a trazione tradizionale e noi ci impegnamo a continuare sviluppo e ricerca dei nostri dispositivi per renderli sempre più efficienti e sempre meno inquinanti. Tra l'altro, il problmea dei Nox è quasi risolto grazie alle nostre tecnologie messe in commercio sui modelli già ora in commercio".

Il Gruppo Bosch vuole recitare un ruolo da protagonista sulla tematica ambientale e infatti: "Vogliamo far diventare le nostre aziende carbon neutral entro il 2020, obiettivo completato al 70%. Stiamo investedo grosse risorse sulle fonti rinovabili per raggiungere la neutralità climatica" ha concluso Giuliani.