C’è molta tecnologia di provenienza F1 e WEC nella Ferrari 812 Competizione (leggi qui l'articolo), ma di sicuro la più appariscente è legata agli “scarichi soffiati”. Una trovata che è ripresa pari pari delle F1 di inizio Anni Ottanta e poi riproposta nel 2010. La cosa buffa è che la Ferrari non eccelleva in questa tecnologia, che era invece padroneggiata dalla Red Bull. Anzi, il Cavallino l’ha combattuta a lungo anche per vie politiche. Salvo riproporla adesso sul proprio modello stradale 812 Competizione. Ma andiamo con ordine per capirne i retroscena.

La storia degli scarichi soffiati

Il termine più corretto per identificare questa tecnologia sarebbe “diffusore a scarichi soffiati”; è quella particolare soluzione per cui i tubi di scarico di una F1 vengono fatti confluire nell’estrattore posteriore per generare maggiore deportanza. Chi si interessa di corse e di tecnica sa bene che l’aria che passa sotto la macchina, convogliata dagli estrattori nella coda, accelera la propria velocità e così facendo genera più deportanza. Ovvero risucchia a terra la macchina migliorando l’aderenza del retrotreno.

Seguendo questo principio, nel 1983 un aerodinamico che all’epoca lavorava alla Renault F1, Jean Claude Migeot (poi passato alla Ferrari), ebbe un’idea brillante: intuì che facendo sfociare i tubi di scarico direttamente nello scivolo estrattore di una F1 ne avrebbe tratto un grande vantaggio. Perché i gas di scarico, che provengono a velocità elevatissima dal motore, avrebbero accelerato ulteriormente il flusso d’aria generando ancora più deportanza.

La trovata fu vincente soprattutto nelle mani di Ayrton Senna che stabilì una lunga sfilza di pole position a metà Anni ‘80 con la Lotus-Renault turbo. Ma a lungo andare si capì che non rappresentava un vantaggio enorme in gara perché i motori turbo dell’epoca, a causa del loro funzionamento poco fluido, generavano un flusso d’aria incostante che creava più problemi che vantaggi aerodinamici. Così l’idea venne pian piano abbandonata.

Dominio Red Bull

La soluzione fu ripresa un po’ da tutti nei primi Anni Duemila quando ci fu un’escalation dell’aerodinamica ed erano in voga i motori V8 aspirati, ma fu Adrian Newey, il geniale progettista della Red Bull a perfezionarla ulteriormente. Newey capì che nel momento in cui il pilota toglieva il piede dal gas, a centro curva, il flusso di aria extra proveniente degli scarichi veniva a mancare al diffusore togliendo deportanza proprio quando invece sarebbe stata più necessaria. Così Newey fece modificare dai motoristi Renault la mappatura dei V8 usati dalla Red Bull perché i motori restassero lievemente accelerati in curva ed emettessero così flusso di gas continui sugli scarichi e da lì al diffusore.

La battaglia legale della Ferrari

La sua trovata geniale mise le ali alle Red Bull di quegli anni che vinsero il mondiale 2010 e dominarono quello del 2011. Ferrari e altri team, spiazzati, lottarono per far proibire gli “scarichi soffiati”. E al GP Gran Bretagna 2011 la Fia varò una nuova regola: quando il pilota toglieva il gas la monoposto non poteva restare accelerata. Senza quella magica soluzione, la Red Bull perse il GP di casa che fu vinto dalla Ferrari di Alonso. Le polemiche poi andarono avanti ancora, finché quando fu varato il regolamento delle F1 turbo ibride che proibì del tutto gli scarichi soffiati: Il tubo di scarico delle nuove F1 ibride doveva essere uno solo e non poteva più sfociare nel diffusore, ma essere a vista sotto l’alettone. Come accade ancora oggi.

Idea vincente riproposta

La Ferrari però ha ripreso l’idea per la sua 812 Competizione che ha gli scarichi soffiati che fuoriescono nel diffusore posteriore per incrementare la deportanza. Grazie a questa soluzione, per integrarsi meglio nel diffusore, per la prima vota nella storia il terminale dei tubi di scarico di una Ferrari stradale (anche se nascosto alla vista) è rettangolare e non più tondo, come era sempre stato dal 1947 ad oggi.