Aston Martin Varekai, il suv nel segno della V

Aston Martin Varekai, il suv nel segno della V

Dal concept DBX ad Aston Martin Varekai, individuato quale possibile nome del primo suv del marchio. Arriverà nel 2019, non sarà l'unico. Da Lagonda una visione simile ma con propulsione elettrica, dopo il 2021

19 marzo 2018

Oltre Vantage, Valkyrie, Vulcan. Oltre la sportività nelle forme più avvenenti, da granturismo o estreme hypercar, per Aston Martin il futuro prossimo riserverà altri importanti tasselli nella gamma, buoni per ampliare gli orizzonti e proporre il DNA del marchio con carrozzeria suv. Su orizzonti diversi, si conteranno due proposte, con marchi e caratteristiche tecniche differenti. Con ordine. la prima tappa si ferma in Galles, a St Athan, un'ex base aeronautica dove i lavori per la realizzazione di un nuovo impianto procedono spediti. Sarà lo stabilimento responsabile della produzione del suv Aston Martin, atteso nel 2019, evoluzione del concept più ritagliatoverso l'idea di crossover, che fu DBX nel 2015.

Diversamente da quel modello, non avrà propulsione elettrica - motori posti sulle ruote - né tantomeno conserverà la sigla. Le indiscrezioni che circolano in Gran Bretagna, riportate da Autocar, puntano all'adozione del nome Aston Martin Varekai, un'altra V da affiancare alle già citate, nonché alla prossima Vanquish. La transizione da DBX a Varekai necessariamente porterà con se una carrozzeria con alcuni interventi di grande impatto, anzitutto le quattro porte, un diverso andamento della linea del tetto, conservando al tempo stesso gli stilemi Aston Martin: un design inequivocabilmente Aston, prima ancora dei necessari adeguamenti per declinare il verbo suv correttamente.

Sarà interessante scoprire quale interpretazione del frontale verrà offerta, se quella più ancorata alla tradizione, della calandra in posizione rialzata, o la visione futurista introdotta con Vantage, più bassa. Dettagli. Cruciale, invece, scoprire cosa proporrà sotto al cofano un prodotto che dovrà misurarsi con Lamborghini Urus, Maserati Levante, per citare alcuni riferimenti ad altissime prestazioni, non gli unici. L'idea di un sistema ibrido è contemplata nella gamma Aston Martin Varekai, un ibrido per la performance, non un sistema plug-in,  scartato da Andy Palmer, a.d. del marchio, allo scorso Salone di Ginevra. C'è di più. Detto di una piattaforma in alluminio, evoluzione di quella impiegata su DB11 e Vantage, Palmer ha scandito concetti chiari: le Aston Martin del futuro saranno probabilmente tutte con un motore termico a V, con o senza un supporto elettrico secondario. Vale anche per il suv.

Le prospettive di auto elettrica, invece, verranno coltivate con un brand separato. Sarà Lagonda, che a Ginevra ha prodotto una visione sul futuro con un concept elettrico e a guida autonoma di livello avanzato. Il centro stile diretto da Marech Reichmann ha inserito nel concept il linguaggio di stile destinato alla berlina da produrre dopo il 2021 e al suv, mentre sullo stand ginevrino erano presenti le realizzazioni in scala dei modellini di suv e coupé. Non limitarsi a modelli elettrici “annacquati” in un'offerta tradizionale, finanche fosse con modelli ibridi, bensì, seguire la strada di un marchio specializzato nei progetti 100% a batteria. E' la visione di Palmer, a richiamare quanto fatto da Tesla.

Storia che affonda le radici a inizio Novecento, entrata a far parte di casa Aston nel 1947, introdotta allora da David Brown. Nel recentissimo passato ha visto una piccola produzione in serie della grande ammiraglia Taraf.

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