È curioso come la storia si ripeta. C’è un inglese, con l’idea di realizzare un 4X4, di quelli capaci di andare ovunque, in cui è lo scopo di utilizzo di ogni sua componente ad essere il punto di riferimento dello sviluppo del progetto. Attenzione, non è il 1948, non stiamo raccontando di come è nato il Land Rover Defender. Rileggete la premessa del pezzo: è il 2020, anno di nascita del fuoristrada che vuole essere l’erede della britannica, l’Ineos Grenadier.

Intro lungo, al quale serve un passo indietro. Ineos, gruppo britannico tra i leader mondiali nel settore della chimica, è guidato da un appassionato di automobili, Sir Jim Ratcliffe, che si è posto l’obiettivo di realizzare un tipo di vettura “dimenticato” dalle attuali Case automobilistiche, concentrate nello sviluppo di elettriche e SUV dallo spirito più urbano che avventuriero.

Design funzionale

Per questo, da una costola dell’azienda chimica, è nata la Ineos Automotive, affidata al CEO Dirk Heilmann, alla quale è stato dato il compito di realizzare il Grenadier, presentato nelle sue forme esterne.

Il design è della matita di Toby Ecuye, a cui è stato chiesto di tratteggiare le linee di un fuoristrada moderno, razionale, nel quale la funzionalità è al centro di tutto. In poche parole, riprendere quel filo interrotto nel 2016, con l’uscita di scena del Defender originale, a partire da un design d’impatto, che comunichi subito lo scopo per il quale l’auto è nata.

Missione compiuta, anche al netto di qualche guizzo di fantasia venuto a mancare, perché il legame con la più illustre britannica è evidente. Lo si nota subito nella parte frontale, con i fari tondi e la calandra che si sviluppa in orizzontale.

Citazioni che proseguono osservando le forme del cofano e le proporzioni squadrate, accentuate dal tetto piatto e dalle fiancate dritte che slanciano l’auto verso l’alto e movimentate da un’unica linea di cintura orizzontale. Scelta stilistica esclusivamente funzionale, dettata dalla volontà di installare fasce paracolpi laterali o una “cintura multiuso”, su fiancate e posteriore, dove fissare carichi o accessori.

Il posteriore è caratterizzato dai due sportelli che si aprono al libro, per facilitare il carico e scarico di oggetti ingombranti, e dalla ruota di scorta agganciata all’anta più grande. Di serie è integrato un cablaggio esterno, con uscite nelle sezioni anteriori e posteriori del tetto, per permettere il collegamento di accessori alimentati come fari ausiliari, lampade da lavoro o lampeggianti.

Meccanica da vero 4X4

L’Ineos Granadier è nato a partire da un foglio bianco, su una piattaforma progettata da 0 e dedicata esclusivamente ad esso. I dettagli tecnici resi pubblici sono pochi, ma bastano a comprendere come la vettura abbia DNA da fuoristrada vero non solo nell’aspetto, ma anche nello scheletro.

Infatti, il telaio non è monoscocca, ma a longheroni al quale è fissata la carrozzeria. Gli organi meccanici vitali sono stati realizzati in collaborazione con partner specializzati nel settore: la trazione integrale è stata sviluppata con l’azienda austriaca Magna, mentre gli assali parlano italiano perché forniti da Carraro. A spingere la vettura, i 3.0 6 cilindri BMW, benzina o Diesel, modificati per essere più robusti, meno potenti, e per sviluppare più coppia, caratteristiche che meglio si addicono a un fuoristrada.

Curiosità

L’Ineos Grenadier è stato sviluppato con un approccio open source. Il cliente può personalizzare esterni ed interni con un’ampia scelta di accessori messi a disposizione dalla Casa, svilupparne dei nuovi assieme ai produttori a seconda delle proprie esigenze o integrare kit già in proprio possesso. In più, l’Ineos Automotive incentiverà specialisti del settore a realizzare ulteriori gamme di accessori specifici.

L’Ineos Grenadier verrà assemblato in due siti. L’impianto di Estarreja, in Portogallo, si occuperà del telaio, mentre il montaggio finale avverrà a Bridgend nel Galles. Il fuoristrada entrà in commercio nel 2021, prima sul mercato europeo per poi essere distribuito in tutto il mondo.