Il mondo dell'auto in... 12 Automobili

Adriano Torre
Pubblicato il 15 giugno 2026, 15:30
E’ un’atmosfera d’altri tempi, un incontro tra personaggi che hanno costruito storia e leggenda dell’auto dettandone stile e scelte, in mezzo a modelli esplicativi dell’eccellenza italiana, testimonianze di genio, fantasia e raffinatezza di idee nonostante comprensibili compromessi industriali. Anche se si parla d’altri tempi, tutto attorno pulsa modernità, grazie a loro, a personaggi che non hanno bisogno di biglietto da visita, Giorgetto Giugiaro, Paolo Martin, Gian Beppe Panicco, nomi che hanno anticipato il futuro dell’automobile.
L’incontro è uno dei momenti elevati e passionali messi in cartellone dal MAUTO, il Museo dell’Auto di Torino, dove è stata allestita una mostra intitolata 12 Automobili a cura di Paolo Tumminelli: dodici modelli che hanno segnato a loro modo cambiamenti epocali. “Magari non subito capiti, non apprezzati e sottostimati come accadde all’inizio per la Panda iper criticata" svela Giugiaro, snocciolando una marea di aneddoti e testimonianze dirette di alcuni suoi amici e conoscenti dell’epoca.
La rivoluzione torinese
E’ anche un racconto di quella che si può considerare la… “Rivoluzione Torinese”. Anche perché la fine degli Anni 60 furono forieri di effervescenze più o meno focose, tra lotte sociali, voglia di cambiamenti e prospettive di crescita. Così - come raccontano i diretti interessati durante il talk del MAUTO intitolato appunto “Rivoluzione Torinese” - anche l’auto ha avuto il suo ’68, seppur con sfondi e percorsi differenti. Ne sono esposte 12, rare e speciali, sotto lo sguardo di Giorgetto Giugiaro, che nel 1968 fondò Italdesign, e di Paolo Martin, che fra il 1967 al 1972 firmò i cambiamenti della linea di Pininfarina, affiancati da Gian Beppe Panicco pronto a offrire il punto di vista della comunicazione e della narrazione industriale maturato all’interno di Bertone, il più radicale fra i carrozzieri torinesi. Un viaggio che equivale a “uno sguardo privilegiato sul rapporto tra creatività, produzione e immaginario pubblico”. Un racconto su affinità e divergenze nel modo di concepire l’auto, dalla forma alla funzione e all’utilità, dall’innovazione tecnica alla costruzione di un sogno, fino al piacere edonistico di un designer sul tema dell’anticipazione e dell’evoluzione (ma non come fine ultimo).
La provocazione di Chris Bangle
Un talk con un messaggio finale importantissimo, sollevato da una domanda di Chris Bangle spettatore attento seduto tra il pubblico, che ha avuto come risposta un invito ai giovani designer: “Il mondo del design - spiega Giugiaro - oggi è in una competizione mostruosa, con la Cina che ci sotterra perché mentre noi siamo prigionieri dei brand, là vige la libertà di inventare, in più hanno una quantità enorme di creativi mentre da noi i ragazzi faticano a poter disegnare una maniglia. Tra tecnologie e sistemi a disposizione, i giovani hanno mezzi di informazione che noi non avevamo: cercate di diventare tecnici per dimostrare che si può fare”.
“Io sarò più drastico - ha aggiunto Martin - pensando a nomi come Gandini, Michelotti, Giugiaro stesso, io, gente che è cresciuta da sola perché il disegno, lo stile, o ce l’hai… Ai giovani dico che l’unica soluzione per il futuro è frequentare chi lavora, non solo quelli che chiacchierano, ma tornare a frequentare le officine per capire e imparare…”.
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