Sarà davvero interessante capire come le Istituzioni - Governo, Regioni, Comuni - si relazioneranno con questa realtà modificata dal Covid-19. Che indirettamente, dopo il dramma inflitto a tutto il Paese, non se ne andrà senza lasciare conseguenze di vario tipo. Quella più singolare e, forse inattesa, riguarda l’auto.

Rimessa improvisamente al centro della partita, dopo anni di trascuratezza e denigrazione, quando non di demonizzazione allo stato puro, come nel caso dei Diesel Euro 6d-Temp, l’alimentazione tecnologicamente più avanzata e “pulita”, dopo l’elettrico puro.

Per non parlare di tutto quello che è stato fatto nelle nostre città per limitare l’utilizzo delle vetture private, come se il trasporto su ruote fosse l’unico responsabile dell’inquinamento mondiale e degli strali della Greta di turno, quando non incide che per il 9-10% rispetto a riscaldamenti, industria, allevamenti intensivi e così via.

Ecco, siamo curiosi di vedere come lo Stato gestirà questa transizione ancora non valutabile, nella consapevolezza che gli italiani, come tutti, avranno bisogno di tempo per recuperare tranquillità e sicurezza, che questo si tradurrà nella volontà di muoversi con la propria auto e quindi in traffico e emissioni.

Ecco, tra un decreto e l’altro, sarebbe bello se qualcuno si occupasse delle necessità di questo settore dove lavorano 1,2 milioni di persone e che produce il 10% del PIL italiano. Cominciando magari a pianificare una rottamazione e incentivi seri capaci di pulire il parco circolante di quei 13 milioni di veicoli, quellì si inquinanti, e al tempo stesso stimolino la domanda per rimettere in moto una parte non trascurabile del Paese.