Esso, una campagna per la guida consapevole

Esso, una campagna per la guida consapevole

La nuova campagna di Esso punta a un utilizzo più contenuto delle vetture nel rispetto dell’ambiente. Il loro obiettivo futuro? carburanti più green per abbattere le emissioni

di Andrea Brambilla

19 gennaio

Sostenibilità è una parola chiave per il nostro futuro e l’utilizzo delle risorse in modo consapevole è uno dei punti di partenza per migliorare la nostra visione del domani. Quello che può colpire è che una società che produce e vende carburanti, abbia fatto di questo concetto la sua campagna di promozione. Approfondiamo questo tema con Alessandro Cafasso, Direttore Marketing di ESSO Italiana.

La vostra campagna “Guida Consapevole” è un messaggio importate ma soprattutto nuovo per un brand che produce carburanti. Come è nata e cosa significa per voi questa filosofia?

"La Esso Italiana è nel mercato dell’energia secondo i più alti standard da oltre 100 anni e da oltre 100 anni continuiamo a impegnarci basandoci su questo patrimonio, offrendo un senso di affidabilità in tutto ciò che facciamo e fornendo ai nostri consumatori tranquillità e sicurezza. Guida Consapevole nasce dal nuovo posizionamento europeo del brand ESSO che vuole mettere al centro della relazione con il consumatore finale proprio il concetto dell’affidabilità e la capacità del Marchio di rassicurare i consumatori proponendo non solo prodotti di qualità eccellente (Synergy Fuels Technology), ma anche suggerendo stili di vita e comportamenti finalizzati a ridurre i consumi in un’ottica di contenimento non solo di costi ma anche di emissioni".

Secondo lei sono raggiungibili gli obiettivi che sta imponendo l’Europa per la transizione energetica della mobilità, ovvero nel 2035 vietare la vendita vetture che emettono CO2?

"A oggi, il settore dei trasporti produce il 23% delle emissioni mondiali di CO2. Di queste, circa il 52% deriva dal trasporto pesante, ad esempio autocarri, aerei e navi. Pertanto, il Gruppo ExxonMobil, di cui la Esso Italiana S.r.l. è parte, si sta impegnando per sviluppare carburanti alternativi a ridotte emissioni che possano essere utilizzati nei settori dei trasporti pesanti, dell’aviazione e della navigazione. Oltre a impegnarsi in progetti volti a utilizzare biofeed tradizionali nelle attività di produzione, il Gruppo ExxonMobil sta anche facendo enormi progressi nell’impiego di tecnologie scalabili per trasformare i biofeed, ad esempio i residui generati dal disboscamento o i liquidi rinnovabili prodotti da idrogeno e CO2, in carburanti per il trasporto. Il nostro desiderio è quello di essere leader di mercato e siamo orientati a fornire i carburanti che i nostri clienti desiderano nei diversi settori dei trasporti. Nel rapporto “Advancing Climate Solutions” (consultabile su www.corporate.exxonmobil.com, n.d.r.) è possibile cogliere la portata degli investimenti del Gruppo ExxonMobil. Ad esempio, si sta pianificando di produrre più di 40.000 barili al giorno di combustibili a ridotte emissioni entro il 2025 e circa 200.000 barili al giorno entro il 2030. Raggiungere questi obiettivi aiuterà il mondo a eliminare più di 25 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra".

L’Europa va verso l’elettrico ma molti esperti del settore, tra i quali anche l’ex il Ministro Cingolani, suggeriscono che ci sono strade diverse per raggiungere l’abbattimento della CO . Voi cosa state sviluppando?

"Il Gruppo ExxonMobil a livello globale ha deciso di svolgere un ruolo di primo piano nella decarbonizzazione. Sta investendo nella produzione di carburante a ridotte emissioni, tra cui biocarburanti ed e-fuel, (carburante sintetico). Dalla produzione di diesel rinnovabile in Strathcona, Canada, agli investimenti nella Biojet AS, un’azienda norvegese che trasforma i rifiuti di legno in biocarburante, il Gruppo sta seguendo numerosi progetti che potranno in futuro servire molti mercati in tutto il mondo".

State sviluppando gli e-fuel con Porsche ci racconta che risultati avete?

"Il Gruppo ExxonMobil lavora con Porsche per sviluppare e-fuel a basse emissioni, ricercando alternative ai carburanti convenzionali più accessibili e dalle minori emissioni di gas serra. Gli e-fuels saranno prodotti utilizzando idrogeno e anidride carbonica. Questi carburanti sono testati in pista nel campionato Porsche Mobil 1 Supercup. Secondo i dati di Porsche, gli e-fuel potrebbero essere la soluzione per ottenere una riduzione dell’85% delle emissioni complessive di gas serra causate dai carburanti".

In Italia abbiamo un parco auto con un’età media di oltre 12 anni con tanti Euro 0, 1, 2, 3, queste vetture potrebbero viaggiare con carburanti sintetici o biocarburanti?

"Il Gruppo ExxonMobil collabora con i maggiori costruttori di autovetture e mezzi pesanti, per raggiungere le specifiche tecniche e di legge dei carburanti. Difficile generalizzare per tutto il parco circolante in Italia. Proviamo a fare qual- che esempio. Il Diesel venduto in Italia già oggi contiene generalmente fino al 7% di biodiesel ed è etichettato “B7”. In futuro questa percentuale potrebbe aumentare, così come nuovi prodotti bio potrebbero essere introdotti. In questo caso sarà necessario controllare se l’utilizzo nella propria vettura sia possibile, facendo riferimento al Costruttore della stessa. Allo stesso modo, quando si aggiunge alla benzina senza piombo una quantità relativamente limitata di bioetanolo, un tipo comune di biocarburante, molte auto possono essere utilizzate senza bisogno di modifiche al motore. Ad esempio, la maggior parte delle auto a benzina nel parco circolante italiano possono usare l’E5, vale a dire una benzina che può contenere fino al 5% di componenti bio. I carburanti E5 ancora non sono disponibili in Italia, anche se i libretti di uso e manutenzione delle autovetture ne consentono l’utilizzo. Il biocarburante realizzato dalle alghe, così come gli e-fuel, possono essere utilizzati dalle normali auto Diesel e a benzina senza la necessità di apportare modifiche sostanziali a motori o infrastrutture. Tuttavia, c’è ancora molta strada da fare prima di poter realizzare biocarburante a base di alghe o e-fuel su scala commerciale. Per il momento, tutto cio? che possiamo dire è che la ricerca sta andando avanti".

Anche come azienda avete un obiettivo di riduzione della CO2 nei processi industriali. Che cosa vi siete prefissati di raggiungere nei prossimi anni?

"Il Gruppo ExxonMobil lavora costantemente per ridurre le emissioni dei propri processi industriali. Come riportato nel rapporto “Advancing Climate Solutions”, che ho già citato, i piani comprendono una serie di azioni che ci si aspetta riducano il valore globale assoluto delle emissioni di gas serra del Gruppo di circa il 20% verso i livelli del 2016 (equivalenti a 23 milioni di tonnellate) entro il 2030. Puntando inoltre a raggiungere le zero emissioni nette (scope 1 & 2) dagli asset operativi entro il 2050. A tal fine, le affiliate ExxonMobil hanno annunciato lo stanziamento di 15 miliardi di dollari per progetti di riduzione delle emissioni nel corso dei prossimi 6 anni. Questo investimento include inoltre progetti chiave presso la raffineria di San Martino di Trecate gestita dalla SARPOM S.r.l. (società in cui la Esso Italiana detiene la partecipazione di maggioranza)".

Ci spiega cosa significa la cattura e lo stoccaggio della CO2 e perché si pensa possa essere una soluzione chiave per affrontare la sfida della decarbonizzazione?

"Con la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica (CCS), la CO2 non viene dispersa nell’atmosfera ma immagazzinata in modo sicuro al di sotto della superficie terrestre. Tale tecnologia rientra all’interno della strategia del Gruppo ExxonMobil per ridurre le emissioni di gas serra su larga scala e rappresenta un elemento imprescindibile per raggiungere l’ambizioso traguardo delle zero emissioni nette di gas serra (scopo 1 & 2) dagli asset operativi. In ambito internazionale, il Gruppo ExxonMobil è oggi leader nella cattura della CO2 e ha prevenuto il rilascio di 120 tonnellate metriche di CO2, cifra che rappresenta circa il 40% della CO2 catturata globalmente. In Italia ha collaborato con l’Università di Genova per studiare come utilizzare le celle a combustione per la cattura della CO2".

Uno dei pilastri su cui si basa la filosofia di “Guida Consapevole” è “usare meno l’auto”, un messaggio importante da dare.

"È vero, ci sono molte occasioni in cui l’auto viene utilizzata in modo “non consapevole”. Ad esempio per andare a prendere i bambini se la scuola è vicina... perché rinunciare a una passeggiata di qualche centinaio di metri? Proviamo a non prendere l’auto per i piccoli spostamenti quotidiani: basta anche solo un giorno alla settimana per scoprire i benefici di una sana camminata".

Secondo le vostre ricerche gli italiani quanto guidano in modo consapevole, e che progetti avete per questo progetto con i dei partner?

"Da una ricerca fatta post Covid, nel 2020 in Europa deduciamo che 1 automobilista su 2 sta pensando di sostituire un tragitto in auto con un tragitto a piedi o in bicicletta, 4 consumatori su 10 lavoreranno da casa più frequentemente e 1 consumatore su 2 acquisterà prodotti a km zero più frequentemente durante il prossimo anno. Stiamo lavorando con il nostro Partner PAYBACK, su uno dei programmi di loyalty con il maggior numero di partecipanti in Italia, per offrire ai consumatori che vogliono utilizzare i punti guadagnati con gli acquisti dei nostri carburanti una serie di premi in linea con il concetto di Guida Consapevole, in alternativa alla possibilità di ottenere sconti sul carburante. Inoltre stiamo lavorando con Waze per aiutare gli automobilisti a evitare il traffico e, in tal modo, a risparmiare carburante quando viaggiano".

Nel vostro progetto di “Guida consapevole” prendete anche in considerazione la mobilità leggera ma anche altre soluzioni.

"Vogliamo suggerire ai consumatori che in alcune circostanze è possibile utilizzare per i loro spostamenti mezzi alternativi in un’ottica di riduzione dei consumi. Sappiamo che non è semplice, ma perché non usare, quando e dove possibile e senza trascurare la sicurezza, una bicicletta o un monopattino, oppure non condividere un mezzo tradizionale per raggiungere la stessa località, ad esempio utilizzando il car sharing? Le alternative esistono!".

Sostenete il Parco Scuola del Traffico a Roma, un centro di formazione che opera nel settore dell’educazione stradale per i bambini da quasi sessan’anni. È vero che l’educazione stradale parte da piccoli, e com’è cambiato il modo di insegnare l’educazione stradale?

"Si, Esso Italiana sostiene il Parco Scuola del Traffico a Roma, fin dal 1964. Questa collaborazione nasce dall’interesse comune di rendere più consapevoli le nuove generazioni di automobilisti, insegnando loro l’importanza delle norme stradali e del rispetto della sicurezza e della vita di tutti. A partire da quest’anno, oltre a simulare il rifornimento delle minivetture in una stazione in miniatura a Marchio Esso, i bambini riceveranno alcuni consigli pratici su come ottimizzare i consumi di carburante".

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