La disfida dei dazi. L’Europa è un vaso di coccio tra Cina e USA?

Il rischio di una guerra di tasse con il Sol Levante, che ha già dichiarato ritorsioni, non è da escludere, ma soprattutto rischia di creare problemi a molte aziende europee non solo del settore automotive

Andrea BrambillaAndrea Brambilla

Pubblicato il 23 luglio 2024, 15:11 (Aggiornato il 25 lug 2024 alle 09:59)

Come si poteva immaginare i nuovi dazi imposti dal Parlamento Europeo sulle vetture elettriche cinesi stanno creando non pochi problemi, perché le opinioni dei diversi governi dell’Unione Europea sono divergenti. L’indagine antisovvenzioni della UE proseguirà fino al 2 novembre, quando potrebbero essere applicati dazi definitivi, in genere per cinque anni. Il rischio di una guerra di dazi con la Cina, che ha già dichiarato ritorsioni, non è da escludere, ma soprattutto rischia di creare problemi a molte aziende europee non solo del settore automotive.

L'Italia favorevole, ma non solo

In una prima votazione i vari Stati membri 11 nazioni tra cui Italia, Francia, Spagna e Polonia, la maggioranza, hanno votato a favore dell’applicazione ma gli astenuti sono tanti tra cui la Germania e quattro contrari, non sono pochi. Ora la Commissione proseguirà la sua indagine per altri tre mesi per poi andare al voto definitivo per la loro applicazione. Se si ripetesse lo schema del voto consultivo, e la votazione precedente confermata, i dazi verrebbero approvati ed entrerebbero in vigore in modo definitivo. Ma se si rendesse necessaria una votazione vincolante tra i membri dell’UE l’approvazione potrebbe essere annullata nel caso in cui una maggioranza qualificata di 15 paesi membri, che rappresentano il 65% della popolazione dell’UE, dovesse votare contro. Ad oggi Italia, Francia, Spagna e Polonia a favore dei dazi, rappresentano il già oltre il 47% della popolazione comunitaria, a cui si aggiungono altri sei Paesi che hanno espressamente confermato la loro intenzione di approvazione dei dazi.

Trump e i dazi

Questi dazi rischiano di dividere l’Europa ancor più di altre situazioni anche perché ricordiamoci che il settore automotive occupa in Europa 13 milioni di persone e rappresenta l’8% del PIL. A questo si deve aggiungere anche il rischio che le aziende automotive del Vecchio Continente potrebbero avere con la probabile presidenza negli USA di Donald Trump che ha già dichiarato che imporrebbe dazi anche alle nostre vetture per difendere la produzione interna.

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