Dazi al 25% sulle auto importate negli USA, le reazioni di Acea e Unione Europea

Il provvedimento firmato da Trump ha confermato le intenzioni espresse nell'ultimo mese, anticipando i dazi reciproci che verranno annunciati il 2 aprile. L'impatto dei dazi su prezzi e produzione negli USA

Dazi al 25% sulle auto importate negli USA, le reazioni di Acea e Unione Europea
© Stellantis North America

Fabiano PolimeniFabiano Polimeni

Pubblicato il 27 marzo 2025, 13:19

Alla fine, i dazi sulle importazioni di auto e componentistica negli Stati Uniti sono arrivati. Con un ordine esecutivo firmato il 26 marzo, in anticipo rispetto al “Liberation Day” annunciato per il 2 aprile, data nella quale presentare i dazi reciproci verso Stati che li applicano ai prodotti statunitensi, Donald Trump ha confermato le anticipazioni delle scorse settimane.

Le auto prodotte al di fuori degli Stati Uniti e importate nel Paese saranno soggette a dazi del 25% e lo stesso varrà per la componentistica. A differire saranno le date di entrata in vigore, poiché sarà dal 3 aprile che i dazi permanenti interesseranno le auto importante negli States. Dal 3 maggio saranno effettivi i dazi sulla componentistica (motori, trasmissioni, parti del motore, componenti elettrici).

Prezzi in rialzo per gli automobilisti USA

Un provvedimento destinato ad avere pesanti ripercussioni, sia sulle case automobilistiche che sui consumatori statunitensi. Secondo un’analisi realizzata dall’Anderson Economic Group, l’impatto dei dazi al 25% varrà tra i 4.000 e 10.000 dollari di incremento dei prezzi di listino delle auto importate negli USA.

A dare la misura di quanti veicoli saranno coinvolti dal provvedimento, nel 2024 quasi il 50% dei volumi di vendita di auto negli Stati Uniti è stato prodotto da auto importate. 

La pressione sulle case auto

Adesso si attendono le contromisure delle case automobilistiche, chiamate a muoversi tra decisioni di trasferire interamente sui consumatori statunitensi l’extra di costo sui prodotti venduti negli USA, assorbire una parte dei dazi e intervenire per una diversa localizzazione della produzione. Scenario, quest’ultimo, non immediatamente attuabile.

Tra le case auto che saranno maggiormente interessate dall’applicazione dei dazi, quelle tedesche, insieme alle case giapponesi, sono in cima all’elenco. Dazi che rappresentano un altro terreno di crisi per un’industria europea già ampiamente sotto pressione su altri fronti, tra competizione con i brand cinesi, investimenti da riposizionare tra elettrico e ibrido, scarsa domanda dei modelli elettrici.

Acea chiede un accordo UE-USA

Dall’associazione europea dei costruttori di auto (Acea) è arrivata una nota con la quale la direttrice generale De Vries ha commentato: I costruttori di auto europei da decenni investono negli Stati Uniti, creando lavoro, stimolando la crescita economica nelle comunità locali e generando enormi introiti in tasse per il governo degli Stati Uniti. Chiediamo al presidente Trump di considerare l’impatto negativo dei dazi, non solo sui costruttori globali di auto ma anche sulla produzione manifatturiera domestica statunitense”. Produzione che dovrà fare i conti con l’applicazione dei dazi sulla componentistica realizzata al di fuori degli Stati Uniti. In numeri l’Acea quantifica tra il 50 e il 60% la produzione dei costruttori europei esportata annualmente negli USA. 

“L’Unione europea e gli Stati Uniti devono intrattenere un dialogo per trovare una soluzione immediata per scongiurare i dazi e le conseguenze dannose di una guerra commerciale”, ancora De Vries.

Nel firmare l’ordine esecutivo, Trump ha escluso che l’iniziativa sia stata in qualche modo caldeggiata ad Elon Musk, ammettendo tuttavia che Tesla potrebbe trarre vantaggio dal nuovo scenario. 

von der Leyen: sì al negoziato e interessi da tutelare

Acea esorta la politica europea a intervenire. Rappresentanti dell’Unione che nell’ultimo mese hanno intrattenuto colloqui con gli omologhi statunitensi, responsabili alle politiche commerciali, per evitare quanto messo nero su bianco da Trump il 26 marzo. A seguito dell’introduzione dei dazi sulle auto e la componentistica, Ursula von Der Leyen, presidente della Commissione europea, ha dichiarato: “Sono profondamente rammaricata dalla decisione degli Stati Uniti di imporre dazi sulle esportazioni europee di automobili.  

L'industria automobilistica è un motore di innovazione, competitività e posti di lavoro di alta qualità, grazie a catene di approvvigionamento profondamente integrate su entrambe le sponde dell'Atlantico.

Come ho già detto in precedenza, i dazi sono tasse negative per le imprese e peggiori per i consumatori, sia negli Stati Uniti che nell'Unione Europea. Valuteremo ora questo annuncio, insieme alle altre misure che gli Stati Uniti prevedono di adottare nei prossimi giorni (il 2 aprile; ndr).  

L'UE continuerà a cercare soluzioni negoziate, salvaguardando i propri interessi economici.

In quanto grande potenza commerciale e forte comunità di 27 Stati membri, proteggeremo congiuntamente i nostri lavoratori, le imprese e i consumatori in tutta l'Unione europea”.

Il sindacato UAW favorevole al provvedimento

Chi, invece, accoglie con favore i dazi è il sindacato dei lavoratori statunitensi dell'auto UAW - United Automobile Worker: “Plaudiamo all'amministrazione Trump per aver fatto un passo avanti per porre fine al disastro del libero scambio che ha devastato le comunità operaie per decenni. La fine della corsa al ribasso nell'industria dell'auto inizia con la correzione dei nostri accordi commerciali falliti, e l'amministrazione Trump ha fatto la storia con le azioni di oggi”, ha dichiarato il presidente dell'UAW Shawn Fain.

Secondo la UAW, i dazi porteranno un aumento dei turni di produzione nei siti statunitensi e l'installazione di nuove linee produttive, risollevando gli stabilimenti dall'eccesso di capacità produttiva. "In questo momento, migliaia di lavoratori dell'auto sono in cassa integrazione alla Ford, alla General Motors e alla Stellantis, in seguito alle recenti decisioni dei dirigenti dell'auto di trasferire i posti di lavoro in Messico".

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