Autostrade, in arrivo rimborsi ai bloccati ma possibili rincari

Previsti indennizzi per chi resta fermo ore in coda, ma il Codacons denuncia vincoli e futuri aumenti dei pedaggi
Autostrade, in arrivo rimborsi ai bloccati ma possibili rincari

Francesco ForniFrancesco Forni

Pubblicato il 11 novembre 2025, 09:37

Dal 2026 gli automobilisti intrappolati per ore in autostrada potranno chiedere rimborsi del pedaggio, ma con regole stringenti e molti interrogativi ancora aperti.

L’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha fissato i criteri del nuovo sistema, destinato a introdurre un diritto atteso da anni ma accompagnato da numerosi vincoli. Il provvedimento prevede compensazioni economiche legate alla durata del blocco del traffico, con importi progressivi e un linguaggio tecnico che, secondo le associazioni dei consumatori, rischia di complicare la vita agli utenti.

Rimborsi legati alla durata del blocco

Il regolamento prevede un rimborso del 50% del pedaggio per chi resta fermo tra 120 e 179 minuti, del 75% tra 180 e 239, e del 100% oltre le 4 ore.

Il diritto scatterà solo in presenza di un “evento perturbativo”, formula giudicata dal Codacons troppo vaga e suscettibile di interpretazioni differenti. Per ottenere il rimborso totale, un automobilista dovrà dimostrare di essere rimasto bloccato almeno quattro ore, soglia considerata eccessiva e difficilmente sostenibile su tratte ad alto traffico.

«Serve maggiore chiarezza sui parametri e strumenti oggettivi per calcolare i tempi di fermo», afferma l’associazione, che chiede l’uso di dati provenienti da sistemi di controllo o pattuglie.

I concessionari potranno recuperare i costi

Un ulteriore nodo riguarda la possibilità, concessa dall’Autorità, di recuperare i costi dei rimborsi attraverso aumenti progressivi dei pedaggi.

Le società autostradali potranno riassorbire le somme restituite agli utenti nei primi cinque anni di applicazione: il 100% nel primo anno, poi 80%, 60%, 40% e infine 20% nel quinto.

Per il Codacons, questa clausola vanifica l’impatto del rimborso. «Gli utenti rischiano di pagare due volte: prima con il pedaggio, poi con i rincari futuri», denuncia l’associazione, che parla di un beneficio solo apparente per gli automobilisti.

Dal 2027 entra in vigore la riforma tariffaria

Un secondo intervento dell’Autorità, previsto dal 2027, collegherà l’aggiornamento dei pedaggi agli investimenti effettivamente realizzati dai concessionari e al rispetto di specifici standard qualitativi.

Chi non rispetterà gli impegni dovrà ridurre le tariffe dello 0,5%, una misura pensata per favorire trasparenza e qualità nella gestione. Tuttavia, le organizzazioni dei consumatori temono che le compensazioni previste possano neutralizzare i vantaggi per gli utenti.

Il sistema dei rimborsi, inoltre, si applicherà solo nei casi di blocco causati da problemi legati alla gestione dell’infrastruttura, escludendo incidenti indipendenti o eventi meteorologici estremi. L’Autorità dovrà quindi definire con precisione le responsabilità, per evitare contenziosi tra gestori e automobilisti.

Una tutela parziale per gli automobilisti

L’introduzione dei rimborsi rappresenta un passo avanti nel riconoscimento dei diritti degli utenti, ma lascia aperte molte incognite. Le società concessionarie potranno compensare le perdite con nuovi aumenti tariffari, spostando l’onere economico sugli stessi automobilisti.

La sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra tutela dei cittadini e sostenibilità economica del sistema, evitando che la misura si trasformi in un meccanismo puramente formale, utile solo sulla carta.

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