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Mercedes Classe A si farà in Ungheria per due ragioni

Fabiano Polimeni
Pubblicato il 7 gennaio 2026, 15:25 (Aggiornato il 8 gen 2026 alle 08:37)
Mentre nel segmento Entry Luxury, così Mercedes individua i modelli del mondo C premium, si procede con la commercializzazione della gamma CLA Coupé ibrida e l'elettrica Shooting Brake, mentre la casa di Stoccarda prepara il lancio del nuovo GLB, c’è un modello termico salvatosi dagli iniziali piani di taglio.
La Classe A 5 porte continuerà a essere offerta nelle motorizzazioni termiche e ibride più gettonate, sebbene non sarà più prodotta nella versione AMG A45 e, dal secondo trimestre di quest’anno, verrà assemblata in Ungheria anziché in Germania. Lo stabilimento di Kecskemet ha prodotto fino allo scorso anno la versione elettrica del suv GLB e le due CLA di precedente generazione. Adesso prepara una riorganizzazione totale e un ulteriore ampliamento del numero di dipendenti, che salirà dalle attuali 4.500 unità a 5.000 persone.
Classe A, avanti così fino al 2028
La Classe A lanciata nel 2018 è destinata a restare a lungo sulla scena, fino al 2028 nell’attuale proposta tecnica, prima di lasciare spazio a un’erede progettata sull’architettura MMA che oggi dà vita alle nuove CLA.
La decisione di spostare la produzione della compatta da Rastatt a Kecskemet è stata dettata dall’esigenza di riorganizzare la produzione presso il sito tedesco, liberare capacità produttiva e accogliere altri modelli sviluppati su architettura MMA - con l'atteso rinnovamento del suv GLA -. In Ungheria, Classe A 5 porte a parte, verranno assemblate anche la nuova GLB e la nuova Classe C, prossima alla presentazione.
Una posizione di vantaggio quella del Paese magiato nel catalizzare la produzione delle case costruttrici, con Byd e BMW altri principali player che sono stati attratti dai vantaggi in termini di costi di produzione inferiori, anzitutto per un minore costo del lavoro.
Una politica di attrazione della produzione auto sottolineata dal ministro degli Esteri Szijjártó Péter che ha indicato anche le scelte che hanno consentito di mantenere costi energetici più bassi rispetto alla Germania. Ricordiamo come Ungheria e Slovacchia abbiano ancora accesso alle forniture di gas provenienti dalla Russia e costi energetici inferiori.
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