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Automotoretrò 2026 celebra la passione motoristica tra memoria, cultura e futuro

Luca Talotta
Pubblicato il 29 gennaio 2026, 07:27
Automotoretrò 2026 torna a Fiere di Parma e riaccende i riflettori sulla passione per i motori storici, confermandosi come uno degli appuntamenti più solidi e riconoscibili del panorama fieristico italiano dedicato all’automotive d’epoca. Dal 7 all’8 marzo, con anteprima per gli operatori il 6 marzo, il salone festeggia 42 anni di storia, ribadendo un concetto spesso dimenticato nel dibattito contemporaneo: l’automobile non è solo un mezzo di trasporto, ma un patrimonio culturale e industriale.
In un momento in cui il settore automotive è spesso raccontato esclusivamente attraverso vincoli, limiti e scadenze, Automotoretrò sceglie una strada diversa. Non nega il cambiamento, ma lo affianca alla memoria, mostrando come innovazione e storia possano convivere senza contrapposizioni ideologiche.
Un viaggio tra icone e imprese leggendarie
Il percorso espositivo di Automotoretrò 2026 è pensato come un vero viaggio nel tempo, capace di attraversare epoche, stili e linguaggi differenti dell’automobilismo. Dai grandi rally africani, con il mito intramontabile della Parigi-Dakar, fino alle sportive che hanno segnato il boom economico italiano ed europeo, il salone racconta l’epopea dei motoriattraverso modelli che sono entrati nell’immaginario collettivo.
Tra questi spicca la Lamborghini Miura, simbolo assoluto di un’epoca in cui design, ingegneria e coraggio imprenditoriale viaggiavano alla stessa velocità. Auto che non sono semplici oggetti da esposizione, ma testimonianze materiali di una stagione industriale irripetibile, capace di parlare ancora oggi a collezionisti, appassionati e nuove generazioni.
Automotive e cultura: il valore della narrazione
Uno degli elementi che rende Automotoretrò un evento diverso da una semplice fiera-mercato è la sua dimensione culturale. Accanto alle auto, trovano spazio storie, immagini e riflessioni che ampliano lo sguardo sul mondo dei motori.
Emblematica in questo senso la mostra fotografica «Donne e motori? Gioie e basta», che affronta con intelligenza e ironia uno dei luoghi comuni più resistenti dell’automotive. Gli scatti di Camilla Albertini, ambientati tra le vetture iconiche del Museo Fratelli Cozzi, restituiscono una narrazione diversa, lontana dagli stereotipi e più aderente alla realtà di un settore che, anche se lentamente, sta cambiando volto.
Un progetto che non forza messaggi, ma invita a riflettere, dimostrando come anche l’automobile possa essere strumento di racconto sociale, non solo tecnico o nostalgico.
Talk, incontri e nuove prospettive
Ad accompagnare l’esposizione, Automotoretrò 2026 propone un programma di talk e incontri in fase di definizione, pensato per dare voce ai protagonisti di ieri e di oggi. Piloti, progettisti, designer, giornalisti, manager e imprenditori si confronteranno su temi che vanno oltre il semplice ricordo, affrontando il presente e il futuro della cultura motoristica.
Un approccio che rafforza l’idea di un evento capace di difendere il settore senza chiudersi nella nostalgia, ma valorizzando competenze, storie e professionalità che rischiano di essere oscurate in un racconto pubblico sempre più semplificato.
In questo contesto si inserisce anche la novità Vintage Boat for Sale, sezione dedicata alle barche d’epoca, che amplia ulteriormente il perimetro della manifestazione e conferma la volontà di parlare a un pubblico trasversale, accomunato dalla passione per la meccanica, il design e la storia.
Una passione che resiste al tempo
Automotoretrò 2026 dimostra come la passione per i motori storici non sia un esercizio nostalgico, ma una forma di consapevolezza culturale. Conservare, raccontare e valorizzare il passato dell’automotive significa comprendere meglio anche il presente, evitando letture riduttive e ideologiche di un settore che ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo economico e sociale del Paese.
Fiere come questa non celebrano solo le auto, ma le persone, le idee e le visioni che le hanno rese possibili. Ed è forse questo il messaggio più attuale che Automotoretrò continua a trasmettere dopo quarantadue anni.
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