Filosa e Blume, lettera alla UE per salvare l'auto europea

Stellantis e Volkswagen chiedono alla Unione misure Ue ad hoc per i veicoli elettrici costruiti e immatricolati nel Vecchio Continente
Filosa e Blume, lettera alla UE per salvare l'auto europea

Francesco ForniFrancesco Forni

Pubblicato il 6 febbraio 2026, 09:59

Oliver Blume e Antonio Filosa, ovvero i vertici assoluti di Volkswagen e Stellantis, con un intervento congiunto chiedono all’Europa regole che tutelino la produzione automobilistica radicata nel Vecchio Continente.

Sollecitando un riconoscimento concreto per i veicoli realizzati secondo criteri Made in Europe. La proposta punta su una etichetta dedicata per i modelli conformi, collegata a incentivi nazionali all’acquisto e a vantaggi negli appalti pubblici.

La questione è vitale. Il settore automobilistico europeo attraversa una fase complessa segnata da volumi ridotti e margini sotto pressione lungo l’intera catena produttiva. Le immatricolazioni risultano inferiori di 3,5 milioni di unità rispetto al 2019, dato che fotografa una perdita di scala industriale difficile da assorbire. La quota di modelli elettrici a batteria raggiunge il 19,5%, ma costi energetici elevati e regole ambientali stringenti comprimono la redditività delle Case e mettono a riscjoo.

Concorrenza asiatica e filiera industriale

La spinta dei Costruttori cinesi aumenta la pressione sui listini e mette in difficoltà i produttori storici radicati nel continente europeo. La filiera della componentistica paga il prezzo più alto con circa 100.000 posti a rischio tra 2024 e 2025, secondo stime delle associazioni di settore. Antonio Filosa e Oliver Blume hanno dichiarato: “Prezzi bassi spingono verso celle importate, ma serve equilibrio tra costi e autonomia industriale”.

Aggiungendo: “La competizione interna esiste, ma la responsabilità verso la base produttiva europea resta condivisa”.

Incentivi legati a produzione e batterie europee

Stellantis e Volkswagen  chiedono strumenti che colleghino incentivi pubblici alla localizzazione di powertrain e celle batteria all’interno dell’Unione. L’idea prevede un sistema di etichettatura per modelli con filiera europea, utile per accedere a bonus nazionali e corsie preferenziali negli appalti pubblici. Il meccanismo include un bonus CO2 destinato alle aziende che mantengono impianti e occupazione sul territorio, trasformando sanzioni in investimenti produttivi.

Occupazione e neutralità tecnologica

Le associazioni Acea, Clepa e Anfia sollecitano una strategia coordinata che sostenga fabbriche di batterie e salvaguardi competenze tecniche diffuse. La transizione energetica richiede neutralità tecnologica e una revisione dei target 2035 per evitare un calo strutturale della capacità produttiva europea. Secondo i gruppi industriali, la perdita di volumi pari al 16% rispetto ai livelli precedenti limita investimenti e rallenta lo sviluppo di piattaforme elettriche competitive. L’industria chiede un quadro stabile che sostenga la resilienza strategica, rafforzi la filiera locale e mantenga l’Europa tra i poli manifatturieri globali. 

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