Monopattini elettrici sharing: Firenze vieta il servizio

Dopo Parigi, Madrid e Praga anche Firenze introduce il divieto dei monopattini elettrici in sharing. Tra sicurezza, casco obbligatorio e decoro urbano, le città italiane ripensano il modello.

Monopattini elettrici sharing: Firenze vieta il servizio
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Luca TalottaLuca Talotta

Pubblicato il 25 febbraio 2026, 06:21

I monopattini elettrici in sharing sono stati per anni il simbolo della mobilità leggera e urbana. Silenziosi, accessibili via app, immediatamente disponibili. Una risposta concreta – almeno nelle intenzioni – alla congestione del traffico e alle emissioni nei centri storici. Oggi però quello slancio iniziale sembra essersi incrinato. Dopo le decisioni assunte da Parigi, Madrid e Praga, anche Firenze ha scelto di vietare il servizio di noleggio dei monopattini elettrici. Una svolta che riapre il dibattito sul futuro della micromobilità condivisa in Italia.

Firenze e il nodo sicurezza

La decisione del Comune di Firenze arriva al termine di un confronto serrato con l’operatore che gestiva il servizio, Bird. Dal primo aprile il divieto è diventato operativo, dopo che il ricorso presentato al Tar dall’azienda è stato respinto.

Le motivazioni richiamano tre elementi centrali: sicurezza stradale, difficoltà nei controlli e impatto sul decoro urbano. Con l’entrata in vigore del nuovo Codice della strada, che dal 2024 impone l’obbligo del casco anche per i monopattini a noleggio, il rispetto delle regole è diventato ancora più complesso da monitorare. Dal Comune spiegano che «con l’introduzione del casco obbligatorio lo sharing rende problematico garantire il rispetto delle norme, anche a fronte dei controlli della polizia». Il rischio, secondo l’amministrazione, è quello di una violazione sistematica delle disposizioni.

A questo si aggiungono criticità ormai note: sosta selvaggia sui marciapiedi, mezzi lasciati davanti a ingressi e attraversamenti pedonali, transito contromano o in aree vietate. Un quadro che, in una città ad alta densità turistica e con un centro storico delicato, ha spinto verso la scelta più drastica.

Le scelte in Europa e il caso italiano

La parabola dei monopattini elettrici in sharing non è solo italiana. A Parigi il servizio è stato vietato nel 2023 dopo un referendum cittadino. Madrid ha seguito una linea simile un anno più tardi, mentre a Praga sono state introdotte restrizioni tali da rendere di fatto impossibile la sosta nel centro cittadino, svuotando il servizio della sua funzionalità.

In Italia la situazione è più articolata. A Torino l’Unione Italiana Ciechi ha promosso una petizione per chiedere la sospensione del servizio. L’amministrazione ha scelto una linea intermedia: contributi obbligatori per gli operatori destinati alla realizzazione di aree di sosta dedicate e limitazioni di velocità in alcune zone.

Anche a Roma le proteste per la sosta irregolare sono frequenti. In passato, mezzi della società Lime sono stati temporaneamente fermati a causa di ripetute infrazioni. Nel 2024 alcuni operatori sono stati multati per non aver garantito il corretto posizionamento dei veicoli nelle aree consentite.

A Milano il servizio resta attivo e diffuso, ma non mancano le polemiche, soprattutto nelle aree ad alta frequentazione come la zona della Stazione Centrale. A Bologna, invece, il modello non ha mai realmente attecchito, anche per le caratteristiche urbanistiche – basti pensare ai 60 chilometri di portici – che rendono più complessa la gestione della sosta.

Tra mobilità sostenibile e regole più stringenti

Il settore, rappresentato da Assosharing, ha già registrato un calo dei noleggi stimato intorno al 30% dopo l’introduzione dell’obbligo del casco. Un’ulteriore contrazione potrebbe arrivare con i decreti attuativi che prevedono l’introduzione della targa identificativa e dell’assicurazione obbligatoria per i monopattini.

Siamo di fronte a un cambio di paradigma? Probabilmente sì, ma non necessariamente a una bocciatura definitiva della micromobilità. Il problema non è tanto il mezzo in sé, quanto il modello di gestione. I monopattini elettrici hanno contribuito a diffondere una cultura della mobilità alternativa, offrendo una soluzione agile per brevi tragitti urbani. Tuttavia, l’assenza iniziale di regole stringenti e controlli efficaci ha generato situazioni di conflitto con pedoni, anziani e persone fragili.

È giusto ignorare le criticità? Evidentemente no. Ma è altrettanto rischioso liquidare l’intero comparto come un fallimento. Il settore automotive e quello della mobilità condivisa stanno attraversando una fase di profonda trasformazione, tra esigenze ambientali, innovazione tecnologica e nuove abitudini di spostamento. Ogni sperimentazione comporta aggiustamenti.

La scelta di Firenze segna un punto di svolta e costringerà le altre città italiane a interrogarsi. Roma, Milano, Torino e Bologna stanno valutando ulteriori restrizioni, in un contesto normativo che diventa progressivamente più severo. La sfida sarà trovare un equilibrio tra sicurezza, decoro urbano e innovazione, evitando sia il far west normativo sia il ritorno a un modello di mobilità esclusivamente centrato sull’auto privata.

Il dibattito resta aperto. E riguarda non solo i monopattini, ma il modo in cui le città italiane intendono governare la transizione verso una mobilità più sostenibile e ordinata.

 

 

 

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