Industria auto sotto assedio: la crisi in Iran fa tremare Toyota, Hyundai e Stellantis

Nel mirino anche le Case cinesi, le cui esportazioni in Medio Oriente raggiungono il 17% del totale. Gli aumenti dei prezzi giocano un ruolo chiave
Industria auto sotto assedio: la crisi in Iran fa tremare Toyota, Hyundai e Stellantis

Paolo ConsoliniPaolo Consolini

Pubblicato il 6 marzo 2026, 17:36

Segnali d'allarme per le Case automobilistiche internazionali. Il conflitto in Medio Oriente, con l'interruzione delle spedizioni e l'aumento dei prezzi del petrolio, sta cambiando gli equilibri del mondo dell'automotive. Le previsioni sono tutt'altro che positive e, secondo la ricerca azionaria di Bernstein, Toyota e Hyundai sarebbero due dei Marchi maggiormente colpiti

Mercato cinese in allarme

Anche i produttori cinesi non se la passano meglio: i Paesi del Medio Oriente rappresentano infatti una fetta di mercato significativa. Stiamo parlando del 17% delle esportazioni totali, con numeri che toccano i 500.000 veicoli nel 2025. 

Chery, Jianghuai, Hainan Automobile e Changan hanno accusato il colpo, dando i primi segnali di cedimento da monitorare. Scenario simile anche per coreane e giapponesi: Toyota rappresenta il 17% delle vendite regionali in Medio Oriente, mentre Hyundai si ferma al 10%.

Il peso delle vendite in Iran

E sul fronte europeo? Qui le previsioni migliorano decisamente, anche non mancano le sorprese in negativo. Tra le realtà europee più in difficoltà c'è Stellantis, che paga la minaccia dell'aumento dei prezzi della benzina. 

Le ragioni della crisi sono da ricercare essenzialmente in tre fattori. In primis c'è lo stop alle vendite in Iran, a cui si aggiunge l'interruzione delle consegne di veicoli in tutta la regione. In questo contesto non potrebbero essere solo i marchi orientali a risentirne, ma anche le Case di lusso come Ferrari.

Sullo sfondo, ma neanche troppo, rimane il problema legato all'aumento dei prezzi di Diesel e benzina. Quest'ultimo va a discapito dei Marchi come Stellantis, che hanno investito tanto nei motori a combustione interna. "Il rischio - ha commentato Bernstein - è che una guerra prolungata continui a far salire i prezzi del petrolio e a minare la fiducia nell'economia globale, facendo crollare le vendite di auto ben oltre il Golfo".

Toyota si muove

Le prime mosse concrete per far fronte all'emergenza arrivano da Toyota. Secondo il quotidiano giapponese Nikkei, la Casa giapponese ridurrà la produzione di 40.000 veicoli (tra cui Land Cruiser) per far fronte alle possibili interruzioni logistiche in Medio Oriente. L'indiscrezione non è stato confermata dal Marchio, che ha preferito non commentare i piani di produzione e le proprie strategie di mercato. 

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