Crisi automotive Europa: l’allarme di Bonometti sulla competitività

La transizione green rischia di indebolire l’industria europea: costi energetici elevati, mancanza di politiche industriali e occupazione a rischio

Crisi automotive Europa: l’allarme di Bonometti sulla competitività
© Marco Bonometti

Luca TalottaLuca Talotta

Pubblicato il 24 marzo 2026, 11:13

La transizione ecologica nel settore automotive europeo rischia di trasformarsi in un boomerang industriale. È questo il messaggio forte emerso durante il ForumAutoMotive 2026, dove il presidente del Gruppo Omr Automotive, Marco Bonometti, ha acceso i riflettori su un tema sempre più centrale: la competitività delle imprese europee messa sotto pressione da costi, regolazione e contesto geopolitico.

Transizione ecologica e industria: un equilibrio fragile

Il percorso verso la decarbonizzazione, guidato dal Green Deal europeo, rappresenta senza dubbio una svolta necessaria per il futuro della mobilità. Tuttavia, secondo Bonometti, il problema non è l’obiettivo ma il metodo. «Stiamo affrontando una transizione senza strumenti industriali adeguati e con costi energetici fuori controllo», ha dichiarato, sottolineando come il rischio sia quello di compromettere la capacità produttiva del continente.

In questo scenario, il settore automotive si trova a gestire una trasformazione epocale senza un supporto strutturato paragonabile a quello di altre economie globali. Stati Uniti e Cina stanno infatti accompagnando la transizione con politiche industriali mirate, incentivi e strategie di protezione della produzione interna. L’Europa, invece, continua a puntare prevalentemente sulla regolazione.

Il nodo della competitività europea

Il tema della competitività industriale emerge come uno dei punti più critici. L’aumento dei costi energetici, aggravato dalle tensioni geopolitiche internazionali, sta incidendo in maniera significativa sui bilanci delle imprese. Le dinamiche legate al Medio Oriente e ai rapporti tra Iran, Stati Uniti e Paesi Arabi stanno contribuendo ad alimentare un clima di incertezza che si riflette direttamente sul sistema produttivo europeo.

Secondo Bonometti, non si tratta più di episodi isolati ma di un trend strutturale. I segnali arrivano anche dai grandi gruppi industriali, con casi come Volkswagen che evidenziano una progressiva difficoltà nel mantenere la centralità produttiva in Europa.

Occupazione e filiera: i numeri della crisi

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’impatto occupazionale. Dall’introduzione del Green Deal, nella filiera automotive europea si sono già persi oltre 100.000 posti di lavoro. Le previsioni parlano di ulteriori 400.000 posti a rischio nei prossimi mesi, soprattutto nel comparto della componentistica.

Si tratta di numeri che impongono una riflessione profonda. Il settore automotive non è solo produzione di veicoli, ma un ecosistema complesso che coinvolge migliaia di imprese e milioni di lavoratori. Una contrazione della filiera avrebbe effetti a catena su tutta l’economia europea.

La mancanza di una politica industriale

Alla base delle criticità evidenziate c’è, secondo Bonometti, l’assenza di una vera politica industriale europea. «L’Europa non può limitarsi a imporre regole: deve creare le condizioni per produrre e investire», ha affermato.

Il rischio concreto è quello della delocalizzazione. Senza strumenti di tutela, incentivi alla localizzazione e un quadro normativo stabile, le imprese potrebbero essere spinte a spostare la produzione verso aree più competitive. Questo scenario metterebbe ulteriormente in difficoltà il tessuto industriale europeo.

Un cambio di rotta necessario

Il messaggio lanciato dal Forum AutoMotive è chiaro: serve un intervento rapido e coordinato. Le istituzioni europee sono chiamate a garantire maggiore certezza normativa, semplificazione burocratica e politiche energetiche più competitive.

Tra le priorità indicate emerge anche la necessità di investimenti mirati nella manifattura e nella transizione della forza lavoro, oltre all’introduzione di strumenti concreti per la tutela delle filiere produttive.

La sfida non è mettere in discussione la transizione ecologica, ma renderla sostenibile sotto tutti i punti di vista. «Servono unità, chiarezza e scelte coraggiose», ha concluso Bonometti, ricordando un principio fondamentale: senza industria non può esserci occupazione, e senza occupazione viene meno una parte essenziale del futuro europeo.

Uno scenario da governare, non da subire

Il settore automotive europeo si trova oggi davanti a un bivio. Da un lato la necessità di innovare e ridurre l’impatto ambientale, dall’altro l’urgenza di preservare competitività e occupazione.

La transizione, per essere efficace, deve tenere insieme questi due aspetti. Ignorare le esigenze dell’industria significherebbe indebolire uno dei pilastri economici del continente. Al contrario, accompagnare il cambiamento con strumenti adeguati potrebbe trasformare una fase critica in un’opportunità di rilancio.

 

 

 

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