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Auto cinesi, la nuova sfida: prezzi giù e fabbriche piene

Luca Talotta
Pubblicato il 4 maggio 2026, 14:09 (Aggiornato il 4 maggio 2026, 13:53)
L’Europa deve evitare una reazione solo difensiva
Davanti alla crescita delle auto cinesi, la tentazione può essere quella di rispondere solo con barriere, dazi o protezioni. Sarebbe una reazione parziale. L’Europa deve certamente tutelare la propria industria da pratiche distorsive, ma deve anche recuperare velocità decisionale, semplificare le regole e sostenere una filiera che ha competenze straordinarie.
Il problema non è la concorrenza cinese in sé. Il problema è affrontarla con strumenti lenti, costi elevati e incertezza normativa. I costruttori europei devono poter pianificare investimenti su batterie, software, piattaforme elettriche, motori termici efficienti, ibrido e carburanti alternativi senza essere costretti a inseguire continui cambi di indirizzo politico.
Difendere il settore auto significa anche evitare una narrazione punitiva verso l’automobile. L’industria automotive europea è una delle poche filiere capaci di unire manifattura avanzata, design, ricerca, occupazione qualificata e identità nazionale. Se viene indebolita, non si perde solo una quota di mercato: si perde un pezzo di sovranità industriale.
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