La Golf dice "no" all'elettrico, almeno per ora

Pubblicato il 15 maggio 2026, 09:06
Wolfsburg ha deciso, per l'icona delle icone non c’è fretta. La Volkswagen Golf di nona generazione, almeno per quanto riguarda la versione elettrica che dovrebbe essere prodotta in Germania nel quartier generale, mentre quella termica è stata annunciata in Messico, ha spostato il suo appuntamento con la storia.
Non più il 2028, ma un più tondo e riflessivo 2030.
Il motivo? Una questione di "maturazione" tecnica e strategica. Il CEO del marchio, Thomas Schäfer, ostenta sicurezza: "Abbiamo una gamma fantastica ora, non abbiamo bisogno di una Golf elettrica nel 2028. Siamo ben impostati con ciò che abbiamo nel nostro portafoglio". La furia della transizione energetica a tutti i costi s'è quietata. E non di poco.
Il segreto del futuro remoto è nella sigla: SSP e la scossa a 800 Volt
Dietro il rinvio si cela l'adozione dellla SSP (Scalable Systems Platform), l’architettura modulare del futuro che promette di rivoluzionare i costi e le prestazioni del Gruppo.
Questa piattaforma promette di essere un concentrato di tecnologia a 800 volt - sviluppata in tandem con gli americani di Rivian - che garantirà ricariche ultra-rapide, mettendo un freno decisico nelle intenzioni del Costruttore all'ansia da colonnina.

La gerarchia di Wolfsburg è chiara: la SSP debutterà prima sull'Olimpo dei Marchi premium, ovvero Audi e Porsche, per poi "scendere" verso la Golf.
Secondo Oliver Blume, CEO del Gruppo, questa evoluzione sarà la chiave di volta per raggiungere la tanto agognata parità di prezzo tra auto termiche ed elettriche.
Missione: difendere il fortino dalla Cina
La strategia non è solo tecnica, ma di pura sopravvivenza. Con l'avanzata dei Costruttori cinesi, Volkswagen deve ottimizzare al massimo, tagliando spese e ottimizzando la produttività.
Con l'elettrico che punta al 20% del mercato mondiale, VW sa di non poter sbagliare e si prende il suo tempo.
Per questo, mentre si attende il 2030, il presidio dei listini è affidato alla "nuova guardia": le future ID. Polo, ID. Cross e la rinnovata ID.3 Neo.
Tra software e tagli: la sfida della sopravvivenza
Non è tutto oro quel che luccica. Per far quadrare i conti e finanziare questa transizione, il colosso tedesco sta affrontando una drastica riduzione della forza lavoro per massimizzare i margini.
Il vero scoglio, però, rimane il software. La complessità dei sistemi digitali è il nodo gordiano che i tecnici devono sciogliere per assicurare che la futura Golf non sia solo un'auto elettrica, ma un computer su ruote fluido e impeccabile.
A Wolfsburg preferiscono aspettare due anni in più piuttosto che consegnare un prodotto acerbo: l'imperativo, vitale, è zero errori.
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