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Quanto è aumentato il costo dei carburanti da inizio guerra? La situazione nel mondo

Paolo Consolini
Pubblicato il 17 marzo 2026, 16:45
Il conflitto in Medio Oriente, con lo Stretto di Hormuz al centro delle tensioni, continua a far impennare i prezzi dei carburanti ovunque. In Italia il Diesel ha raggiunto i massimi degli ultimi quattro anni, mentre negli Stati Uniti anche la benzina non resta immune, con aumenti importanti.
Stati Uniti in difficoltà
Gli Usa, pur essendo tra i principali produttori di petrolio, hanno visto la benzina salire del 25% e il Diesel del 33% dal 27 febbraio. La guerra, dunque, ha confermato come i mercati globali siano sempre più sensibili alle tensioni geopolitiche e ne risentano direttamente.
Chi ci guadagna in tutto questo? Le grandi compagnie petrolifere, con profitti in forte crescita e una speculazione ormai evidente. Dall'altra parte ci sono famiglie e imprese, costrette a fare i conti con rifornimenti sempre più cari.
La situazione in Europa
In Europa i prezzi variano molto da Paese a Paese. La Spagna resta la più economica, mentre Francia e Germania hanno superato l’Italia sia per benzina che per Diesel. Guardando il prezzo industriale, ovvero senza tasse, la Germania è ancora la più cara. L’Italia rientra invece tra le più economiche: il divario con la Germania ha oltrepassato i 30 centesimi al litro, a conferma di una tassazione più alta sul carburante nel nostro Paese.
Come già detto, la speculazione gioca un ruolo importante. In Italia abbiamo assistito a rincari immediati, che non possono essere giustificati con la crisi in Medio Oriente. Un effetto lampo dovuto alla gestione delle compagnie petrolifere, abili nel sfruttare la situazione al loro vantaggio e a discapito dei cittadini.
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