Benzina e diesel "esauriti", è l'effetto di un altro fattore

Fabiano Polimeni
Pubblicato il 31 marzo 2026, 17:17
Hormuz è diventato un luogo geografico tra i più celebri al mondo e non certo per la bellezza naturalistica dello stretto di mare. Da lì passa (o dovrebbe passare) il 20% della produzione mondiale di petrolio. L’incertezza creata dalla guerra in Iran, la sicurezza non garantita al transito delle petroliere dallo Stretto - se non ad alcuni Paesi non ostili e "amici" dell’Iran - ha generato l’aumento delle quotazioni del petrolio e, di riflesso, l’aumento dei prezzi di benzina, diesel e GPL.
Negli ultimi giorni si sono registrate varie le segnalazioni di benzina e diesel in esaurimento in alcune stazioni di servizio in varie zone d'Italia. Uno scenario che non ha nulla a che vedere con l’esaurimento delle scorte petrolifere, tanto più considerando il fatto che l’approvvigionamento dei prodotti petroliferi in Italia non arriva dalla produzione che transita dallo Stretto di Hormuz. Inoltre, le raffinerie che riforniscono le stazioni di servizio del “prodotto finito”, benzina e diesel, hanno scorte che coprono la domanda di 10-15 giorni e non siamo certo nella fase del loro esaurimento.
Perché la corsa al rifornimento?
L’esaurimento della benzina che si è avuto in alcune stazioni di servizio è dovuto ad altre logiche, nello specifico è frutto della corsa al distributore. Una prima ondata si è avuta con il taglio delle accise, pari a 24,4 centesimi di euro, introdotto il 19 marzo scorso e valido fino al prossimo 7 aprile.
L’andamento dei prezzi alla pompa, tuttavia, ha risentito presto di una serie di continui aumenti (ingiustificati) che progressivamente hanno eroso quasi completamente il taglio delle accise. Da qui, una corsa ulteriore a fare il pieno dove benzina e diesel costavano meno, in quello che, di fatto, ha rappresentato un anticipo della domanda. Benzina e diesel non sono andati esauriti perché gli automobilisti hanno improvvisamente aumentato i propri consumi, piuttosto, perché hanno approfittato di rifornire ai prezzi più convenienti prima di incorrere in altri aumenti diffusi dei prezzi.
Essendo le consegne dei carburanti ai singoli distributori pianificate su scadenze settimanali o più ampie, ecco che si è verificato l’esaurimento della fornitura anzitempo.
La corsa a proteggersi dagli aumenti
Un processo “fisiologico” e con il paradosso legato all’andamento dei prezzi alla pompa rispetto alle quotazioni del petrolio Brent. Com’è verificabile da qualsiasi automobilista, i rialzi dei prezzi avvengono nel giro di pochi giorni dall’aumento delle quotazioni del petrolio, mentre la diminuzione del prezzo alla pompa avviene molto più lentamente. Un fenomeno teorizzato da studi economici già dal 1990, riassumibile come la mancata linearità della variazione dei costi ai prezzi finali: aumenti “a razzo”, discesa lenta come una piuma.
Il meccanismo è difficile da accettare per l’utente finale ma, esaminato da una prospettiva economica, risponde, in sintesi, a leggi di massimizzazione del profitto e costi di sostituzione. Ovvero, il costo da sostenere per rimpiazzare un bene con un altro di caratteristiche simili. Petrolio con altro petrolio, benzina con altra benzina, a seconda del livello esaminato della filiera dei prodotti petroliferi.
Il costo di sostituzione fa sì che il valore di un certo quantitativo di petrolio raffinato, ad esempio un barile (158,9 litri) già in possesso e pronto per essere distribuito, aumenti in brevissimo tempo e rifletta il maggiore valore dello stesso barile scambiato a quotazioni superiori, in previsione del futuro aumento di costo da sostenere per avere il medesimo quantitativo.
Tornando ai prezzi rilevati al 31 marzo e con una settimana ancora di accise neutralizzate di 24,4 centesimi di euro, l’Osservatorio carburanti presso il Ministero del Made in Italy ha registrato un prezzo medio della benzina, in modalità self-service (rete autostradale esclusa) di 1,75 euro/litro. Il diesel ha un prezzo di 2,06 euro/litro. Il 19 marzo scorso i valori rilevati erano, rispettivamente, su 1,85 euro/litro e 1,63 euro/litro. Le quotazioni del petrolio, nel frattempo, sono passate dai 103 dollari/barile del 18 marzo ai 96 dollari del 23 marzo, 97 dollari il 25 marzo, fino a 107 dollari il 30 marzo.
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