Accise, taglio soft. Quanto deve scendere il petrolio per rifornimenti meno cari

Fabiano Polimeni
Pubblicato il 25 maggio 2026, 17:45
L’altalena delle quotazioni del petrolio Brent è la diretta reazione alle voci di accordi di estensione della tregua più o meno vicini tra Stati Uniti e Iran, trattative in grado di fare oscillare in fretta i valori da oltre 105 dollari al barile a meno di 95 dollari. E’ il dato più recente registrato lunedì 25 maggio. Una fluttuazione che, ovviamente, non si traduce in adeguamenti a breve termine dei prezzi dei carburanti alla pompa.
Così, anche in uno scenario ottimistico di riduzione delle quotazioni, è prevedibile che gli automobilisti dovranno fare i conti con prezzi di benzina e diesel prossimi o oltre i 2 euro al litro ancora a lungo. A titolo puramente indicativo, perché i prezzi dei carburanti tornino ai valori ante-guerra, ovvero, dell’attacco di Stati Uniti e Israele in Iran a fine febbraio, serviranno quotazioni del petrolio al di sotto gli 80 dollari al barile.
Cara benzina, carissimo diesel
In questo contesto e con le pressioni sui conti delle finanze pubbliche, l’intervento più recente del governo, che ha esteso il taglio delle accise fino al 6 giugno - oltre a sostenere il settore dell'autotrasporto con provvedimenti specifici -, ha ridotto il contributo riconosciuto sul diesel, passato da 20 centesimi di euro più iva (24,4 centesimi complessivi) a 10 centesimi di euro più iva (12,2 cent). Sulla benzina, è rimasto invariato il taglio di 5 centesimi più iva (6,1 cent), dopo essere già stato rimodulato con l’intervento del primo maggio, quando il taglio delle accise venne ridotto da 20 centesimi di euro più iva a 5 centesimi di euro più iva.
A conti fatti manca un sollievo significativo per gli automobilisti, per chi fa il pieno di benzina, il cui prezzo alla pompa è aumentato meno del prezzo del gasolio, dall'inizio delle ostilità in Iran, o di diesel. La riduzione del contributo sulle accise applicate al diesel arriva in una fase, nella quale, sebbene molto lentamente, il prezzo alla pompa era in leggera diminuzione, mentre da sabato scorso è tornato oltre i 2,05 euro/litro in modalità self service.
L’estensione del provvedimento, sebbene con un taglio rimodulato al ribasso, comporta per il bilancio statale un costo che il decreto legge 89/2026 ha quantificato in 133,8 milioni di euro, da sommare ai due provvedimenti precedenti, rispettivamente da 470 e 150 milioni di euro.
Misure in sottile equilibrio tra la "sostenibilità", sempre più difficile, della spesa carburante per le tasche degli automobilisti e la sostenibilità dei provvedimenti per il bilancio statale. In un contesto nel quale il caro carburanti interessa tutti i Paesi europei e manca un'azione incisiva, di flessibilità sul breve termine, da parte del legislatore europeo.
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