E' finita la festa per l’automotive, se così si possono chiamare gli incentivi che il Governo aveva stanziato per il rilancio del settore. Sono bastati tre mesi, peraltro con numeri complessivi certamente non esaltanti: il mercato ha registrato sempre un segno negativo, e i 250 m milioni per le auto non elettriche, dei 420 milioni stanziati, sono stati “bruciati”. Un rischio denunciato subito dalle Associazioni di categoria che chiedevano una maggiore disponibilità di fondi e soprattutto una maggiore durata di questi supporti al settore. Quello che da sempre abbiamo denunciato sono queste  bche da agosto dello scorso anno non permettono al mercato di riprendersi in modo costante.

Gli incentivi erogati in questo modo non consentono ai cittadini di usufruirne correttamente e alle Case auto di fare una programmazione coerente. Anche la suddivisione di questi fondi nelle diverse tipologie di vetture, livelli diCO2, è l’altro grande scoglio per il mercato. Le vetture elettriche saranno sicuramente il futuro, l’entrata in vigore dei nuovi limiti di CO2 dell’Euro 7 nel 2025 in pratica non permetterà più la vendita di auto con motori endotermici tradizionali ma solo con propulsori elettrici e hybrid plug-in, ma oggi con questa pandemia dobbiamo risolvere la mobilità privata dei cittadini e sostenere un settore che per l’Italia pesa per oltre il 10% del PIL. Lo scorso anno il calo di vendite di vetture si è tradotto per l’erario italiano in mancate entrate in termini di IVA per un valore di circa 1,8 miliardi di euro. Una cifra che, vista la situazione, sarebbe da recuperare proprio con un sostegno al mercato, sostegno che come dichiariamo da tempo si ripagherebbe in tasse.

Gli incentivi hanno comunque dato un segnale verso un contenimento delle emissioni. Infatti il 60% dei fondi stanziati è stato utilizzato per l’acquisto di vetture Euro 6 con la rottamazione di auto obsolete e pericolose, per l’ambiente e la sicurezza stradale. L’auto elettrica, come dicevo, sarà sicuramente il futuro, ma oggi resta, anche se i politici non vogliono ammetterlo, per pochi e soprattutto ha costi elevati. Perché, siamo sinceri, ad oggi è ancora complesso il passaggio alla mobilità totalmente elettrica.Il nuovo Governo dovrebbe anche mettere mano a leggi che vedono ancora penalizzate le imprese italiane nei confronti di altri Paesi europei. Mi riferisco all’imposizione fiscal enei confronti delle auto aziendali rispettoa quanto avviene nel resto della Comunità Europea.

La ripresa della pandemia in questo periodo è anche figlia di una mancata politica di molte città nel favorire la mobilità privata rispetto a quella pubblica. Milano, come altri grossi centri, ha preferito disincentivare l’uso delle auto a favore di mezzi pubblici o mobilità leggera in un periodo sicuramente sbagliato, e recentemente hanno rimesso a pagamento gli accessi alle zone ZTL e i parcheggi. Decisioni che hanno costretto nuovamente le persone ad optare per la mobilità di massa con il conseguente aumento dei contagi. Scelte spesso più dettate da ideologie politiche che dal buon senso.

Nei giorni scorsi abbiamo perso una valida collaboratrice del nostro Gruppo editoriale. Fiametta La Guidara che ci ha lasciato inun modo improvviso e quasi inspiegabile. Un grande abbraccio al marito Tarcisio da parte di tutta la redazione.