Guido Meda: simulatori, esperienza "artificiale" ma formativa

Guido Meda: simulatori, esperienza "artificiale" ma formativa

Guidare al simulatore? Tanto bello da passarci nottate intere e le sensazioni, tranne quelle del grip e della paura, sono reali

di Guido Meda

19 ottobre

Ci sono sempre più cose artificiali che crescono attorno a noi e dentro di noi, neanche piano piano. Molti rapporti sono artificiali, buona parte della comunicazione tra individui è artificiale, persino alcuni corteggiamenti sono artificiali. Il tablet, il telefono e il computer sono contemporaneamente irrinunciabili estensioni del nostro corpo e invadentissime integrazioni del nostro cervello, che rischia di impigrire la propria intelligenza affidandosi a quella artificiale.

Un pomeriggio di “Whatsapp e Facebook down” è stato titolo da apertura di giornali e tg. Mezzo mondo è caduto nel panico, mentre l’altro mezzo (tra cui io, che sono schiavo consapevole esattamente come chiunque altro) ha tirato il fiato, respirando con nostalgia un passato più sobrio nemmeno tanto lontano.

La tecnologia ti da una mano

È stato un po’ come guidare una vecchia auto, con la frizione dura, lo sterzo pesante e il motore rumoroso. Quei cento chilometri di godimento al termine dei quali torni però molto volentieri e alla svelta sulla tua bella auto moderna, tutta elettronica e comfort; perchè la tecnologia è un demonio sì, ma molto secondo convenienza.

L’industria automobilistica utilizza la simulazione per progettare prodotti affidabili, guidabili, confortevoli, sicuri. Gli algoritmi dei computer cominciano a saperla quasi più lunga di quei collaudatori in carne ed ossa dotati di culo sensibile.

Simulatori, che scoperta

Adesso un fatterello. Dovendo preparare una gara in pista a Misano, a breve e con una Lambo Huracàn SuperTrofeo troppo potente per essere presa sottogamba, mi sono fatto prestare dal mio amico Matteo Cressoni un simulatore dei suoi. Uno di quelli da casa, ma... costosi. Me lo hanno suggerito, come un piccolo aiutino. Ho scoperto così la pedaliera idraulica (che per frenare devi averci un quadricipite così), lo sterzo con feedback iperrealistico (che per sterzare devi averci due bicipiti così), le millemila regolazioni di assetto (che ti servono una capoccia e una competenza così), le sudate immani. Ho avuto persino un coach in auto che in realtà si collegava virtualmente dalla sua casa di Roma.

Ok, non la realtà, ma nemmeno un gioco della Playstation; molto di più, ma in salotto. Molto impegnativo, ma tanto bello da cascarci dentro notti intere. Ho pensato che fosse utile per le traiettorie di Misano che di norma percorro in moto, ed è notoriamente un’altra cosa.

Mi avevano detto che quando fossi salito sull’auto vera sarebbe stato comunque molto diverso. Con la Huracàn ST che userò in gara in effetti non ho ancora guidato, ma nel frattempo a Misano ci sono entrato, con una bellissima BMW M2 per qualche giro d’assaggio.

Come essere felici con poco

Simulare serve! Le sensazioni, tranne quelle del grip vero e della paura vera, tornano alla grande. Ho guidato su traiettorie corrette, ho spinto su frenate corrette, secondo automatismi già acquisiti in salotto, fra i quali ho ovviamente anche quei vizi e quelle tare molto miei che mi faranno arrivare ultimo.

Ammesso di arrivare. Ma francamente non credevo che simulare in modo semiserio potesse essere così utile e sensato. Se vi piacesse guidare in pista tenetene conto. Costa molto meno che farlo per davvero, saranno anche ore artificiali sì, ma felici e formative.

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