Per la precisione si chiama Zéda, appunto Zeta in dialetto modenese, l’ultima Maserati GranTurismo uscita dalla linea di montaggio dello storico stabilimento modenese. Il nome Zeta segna la fine di un’era, non solo perché con quest’auto va in pensione la sportiva del Tridente che ha tenuto banco per 12 anni, ma anche perché ora si volta pagina.

Le linee di montaggio saranno smantellate, resteranno in piedi solo le strutture esterne, cioè i mitici capannoni in mattoni rossi dello stabilimento dove la Maserati si trasferì nel 1939, un luogo mitico per il mondo dell’auto. Ma andiamo per ordine, il futuro della Maserati inizierà nel maggio del prossimo anno, con il lancio dell’erede della GranTurismo, che sarà una supersportiva.

Come si chiamerà? Molti dicono Alfieri, come la concept-car che in qualche modo ne ha preannunciato l’arrivo. In realtà, a Modena sono ancora impegnati nella fase… legale. Sì, perché prima di scegliere il nome di un’auto (ma vale per qualsiasi prodotto) bisogna essere certi che questo non sia stato registrato in nessun Paese, per evitare poi beghe giudiziarie relative ai diritti di utilizzo del nome. Un altro aspetto che non è ancora arrivato a definizione è quello della “musicalità” del nome nei vari mercati. Ciò che suona benissimo in una certa area, ad altre latitudini, potrebbe non andare bene o, peggio, evocare qualcosa di sinistro.

Il futuro della Maserati prevede anche l’elettrificazione, ma di questo chi costruisce auto che, prima di tutto, debbono essere emozionali non parla volentieri. Salvo spiegare che tutti i progetti (nell’immediato oltre all’erede della GranTurismo) arriverà anche un baby-Suv, una mini Levante, useranno le batterie (che per le vetture performanti sono un antipatico aggravio di peso) sistemandole come le zavorre sulle auto da corsa, in quelle vetture appunto si colloca il peso extra nei punti ottimali per ottenere l’assetto più efficace.