A Roma blocco della circolazione a tutti i veicoli Diesel. A che serve?

A Roma blocco della circolazione a tutti i veicoli Diesel. A che serve?

La Sindaca Raggi ha confermato il blocco totale dei veicoli Diesel privati, a Roma. Un provvedimento che riguarda circa un milione di veicoli di cui l'8 % circa in categoria Euro 6. È davvero utile?

di Pasquale Di Santillo

15 gennaio 2020

A guardare bene, una coerenza c’è. In un città, la Città Eterna, la Capitale, diventata discarica a cielo aperto, dove nessuno sembra capace di risolvere un problema, quello dell’immondizia, che in altre città europee è diventata occasione di reddito, diventa quasi pleonastico parlare del blocco al traffico esteso a oggi e domani (dopo quello di ieri) e soprattutto anche di Diesel Euro 5 e Euro 6.

L’ennesimo affronto ad un città, e a chi la abita, cui è stata negata per principio, senza nemmeno valutare e provare, la possibilità di concorrere per le Olimpiadi (Milano e Cortina ringraziano). Ma questo blocco va ben oltre qualsiasi cosa. Le posizioni e le idee politiche, le persone che prendono certi provvedimenti. Va oltre tutto. Perchè è una questione di buon senso. Una questione di cultura, ciò che dovrebbe alimentarlo.

Noi non sappiamo chi siano i consiglieri sulla mobilità della Sindaca di Roma, Virginia Raggi, che certo non può essere onnisciente. E non ci interessa nemmeno. Ma ci viene il legittimo dubbio che chi l’abbia spinta a prendere un provvedimento che coinvolge oltre un milione di romani sia privo - dati alla mano - del supporto della conoscenza piena della problematica.

Andiamo con ordine: coinvolgere per la prima volta in un blocco del traffico (peraltro annunciato nel tardo pomeriggio del lunedì per la mattina del martedì…) anche i veicoli Diesel Euro 6 significa davvero voler sfruttare demagogicamente questa ondata di ambientalismo made in Greta che per seguire un principio più che giusto, vuole azzerare anche le cose che non ha senso azzerare.

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Intanto, cara Sindaca faccia sapere ai suoi consiglieri che:

a) gli Euro 6 coinvolti a Roma sono appena l’8% dei veicoli circolanti e quindi inserirli nel blocco serve a nulla.

b) gli stessi Euro 6 di cui sopra hanno emissioni di particolato e ossidi di azoto (NoX) vicinissime allo zero, quindi ben al di sotto dei limiti di legge. Tanto più che i Diesel di ultima generazione devono montare dei filtri antiparticolato proprio per ridurre al massimo il già basso livello di queste emissioni. E non lo diciamo noi, in qualità di difensori di un mondo che distribuisce pubblicità, ma come semplici informatori di studi autonomi, indipendenti realizzati da fior di scienziati. Gli stessi studi che dimostrano come il reale peso del traffico automobilistico sull’inquinamento non superi il 9% del totale, rispetto alla quota molto più pesante detenuta da riscaldamenti, industrie, allevamenti intensivi.  

c) per quanto riguarda invece le emissioni di CO2, i Diesel Euro 6 emettono sicuramente molto meno dei benzina Euro 3 che invece vengono lasciati liberi di circolare con 19 anni di vita e emissioni di ossidi di azoto molto più alte. Ed evitiamo di prendere in considerazione ciclomotori e mezzi pubblici. I dati dell’ACEA (l’Agenzia per l’Ambiente) hanno certificato, ad esempio, che l’innalzamento della CO2 in Europa negli ultimi due anni sia da considerare legato all’aumento delle vendite delle vetture a benzina, causa demonizzazione del Diesel.

d) e senza dimenticare che il vero problema resta la rottamazione del Parco circolante più vecchio d’Europa. Un parco dove l’età media è di 11 anni (tra le più alte d’Europa), dove, su quasi 39 milioni di veicoli circolanti, oltre un quarto circa 10 milioni, ha più di 17 anni di vita e dove purtroppo ben 13,7 milioni, il 35,3% del totale è di categoria uguale o inferiore a Euro 3.

Tutti numeri impressionanti, che convergono su una semplice morale: il blocco del traffico, misura in sé con una logica, decisa lunedì, così come strutturata ed estesa ai Diesel Euro 6, semplicemente non serve a niente. È inefficace, crea solo un problema ai cittadini, molti dei quali magari hanno anche votato la Sindaca. E lo crea - insieme a tutti gli altri - senza un motivo. E mentre lo crea non ci si rende nemmeno conto dei danni multipli che si generano al cittadino. Che ha appena acquistato una vettura di ultima generazione, magari proprio per inquinare meno, e che si vede d’incanto svanire anche il valore residuo, il suo investimento su quella stessa vettura. E già, perché decisioni del genere, dopo la demonizzazione rischiano davvero di azzerare il valore anche dei Diesel di ultima generazione.

Tutto questo mentre, a livello nazionale non c’è una strategia precisa, coerente e soprattutto condivisa con chi ci lavora tutti i giorni, sul come sostenere questa delicatissima fase di transizione verso la mobilità sostenibile, che non sia appunto sempre e solo quella di cancellare il passato.  Come se l’industria dell’automotive italiana (tutta la filiera) con i suoi quasi 200 miliardi di fatturato non avesse un peso rilevantissimo sul PIL (4,3%, molto più che nel testo d’Europa) del nostro Paese e non desse lavoro a 160.000 persone sparse in oltre 300 aziende (25.000 lavoratori solo nel Diesel), senza dimenticare i 76 miliardi di tasse che gli automobilisti versano al fisco.

Insomma, forse a volte prima di decidere, bisognerebbe valutare tutto questo e non farsi prendere dalla fretta di accontentare chissà quale esigenza. Ricordandosi sempre che quei 13 milioni di italiani che guidano macchine vecchie e superinquinanti la cambiano non perchè si divertono a non farla, molto banalmente non se lo possono permettere. Ma non per questo deve pagare chi ha investito su tecnologie moderne.

Allo stesso tempo, le più che legittime rimostranze verbali di UNRAE (l’Associazione delle Case estere), dell’Unione Petrolifera e della stessa ACI ormai lasciano il tempo che trovano. Parlare di aprire tavoli che da anni nessuno ancora ha mai voluto aprire, sembra davvero non avere senso.

Ecco, se c’è da fare una protesta forse è il caso di prendere esempio dai francesi che, sulle pensioni, dopo settimane di lotta stanno ottenendo un certo risultato. Ma noi non siamo esattamente un popolo  pronto a fare di tutto per difendere i propri interessi. Purtroppo.

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